SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Il laureato” di Mike Nichols (1967)

di Roberto Bolzan

Eh no, non partono con il duetto, lei vestita da sposa, come tuti (o molti) ricordiamo, bensì in autobus. Lui finisce la benzina un chilometro prima della chiesa.
A parte questo, uno dei finali già celebri della storia del cinema, il resto è ben fisso nella memoria. Ann Bancroft che si mette le calze, le corse con il Duetto rosso, le musiche di Simon & Garfunkel. Questo film ha reso celebre tutte queste cose ed anche un giovane Dustin Hoffman all’inizio della sua carriera.
Ricordiamo la storia: il giovane Benjamin Braddock, figlio di una ricca famiglia, fa ritorno a casa dopo aver terminato il college ed è ancora incerto sul proprio futuro. Durante la festa organizzata dai suoi genitori per festeggiare il suo ritorno, Ben incontra la signora Robinson, una piacente signora di mezz’età storica amica di famiglia, che gli chiede di accompagnarla a casa. Qui la donna tenta di sedurre il suo accompagnatore, ma viene interrotta dall’arrivo del marito.
Dopo qualche giorno Ben telefona alla signora Robinson e organizza un incontro: da lì in poi inizieranno una relazione clandestina e passionale. Ma quando la figlia dei Robinson, la giovane Elaine, fa anch’essa ritorno nella casa paterna e conosce Ben, le cose cambiano. Ben s’innamora di Elaine. Quando lei scopre la tresca che Ben ha avuto con la madre, ormai terminata, lo molla e decide si sposare un altro. Ma Ben riesce ad arrivare all’ultimo momento (o forse anche qualche istante dopo il si) ed i due scappano, come detto, in autobus.

Si tratta di un film di epoca, nervoso e tormentato come i tempi, ma non sarebbe mai stato ricordato se non fosse stato per la torbida storia d’amore con la signora Robinson. A chi importa dell’amore giovane e sentimentale con Elaine? quanto potevano importare, anche all’epoca, i buoni sentimenti? E infatti, l’altra cosa memorabile del film, la fuga dei due, l’ambiguità di lei forse già sposata (il regista non ci fa vedere il si, che avrebbe risolto la questione) ma di certo subito pentita. E, infatti, i due già non sanno cosa dirsi e siedono pensierosi e già impacciati nei sedili del retro. L’odio della madre, inferocita e trasfigurata (Ben deve brandire una croce per respingerla, come si fa con i vampiri) è il vero sentimento che anima la seconda parte del film, ed è ben più forte e passionale di quello con Elaine.
Il romanzo, oggi, si occuperebbe solamente del peccato, perché è qui che si trova il succo, la polpa umana ed esistenziale di ogni storia.

E’ impossibile non ricordare questo film in questi giorni. Peccare porta fortuna a chi osa e porta lontano gli audaci.

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