SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Dunkirk” di Christopher Nolan (2017)

di Roberto Bolzan

Togliamo gli ultimi dieci minuti di retorica e lasciamo il resto. Anche se gli inglesi possono ben essere orgogliosi di quella giornata. O forse no. Perché non tutto è glorioso per gli inglesi in quel frangente, appena appena liberatisi del governo Chamberlain, quello degli accordi di Monaco che lasciarono sostanzialmente il via libera ad Hitler in Europa.

Dunkerque è uno degli episodi-chiave del secondo conflitto mondiale: l’incredibile evacuazione, tra il maggio e il giugno del 1940, verso la Gran Bretagna di migliaia di soldati belgi, francesi e britannici bloccati sulle spiagge di Dunkerque dall’avanzata dei panzer tedeschi. In mancanza di navi e poiché la marina inglese non voleva farsi affondare altre navi da guerra, hanno provveduto migliaia di imbarcazioni private, pescherecci, yachts, barche di tutti i tipi, perfino un minuscolo gozzo.

Tolti appunto gli ultimi minuti posticci, questo importa poco a Nolan. Non è la storia che gli interessa. Gli interessa raccontare il ritmo di quelle giornate incredibili: una settimana sulla terra, un giorno in mare, un’ora in aereo. Ed unire questi tre tempi diversi in un’unica opera musicale.

La musica è incredibile, solo nel Petroliere abbiamo sentito una colonna sonora che desse così forte il ritmo degli eventi e facesse piombare il cuore in gola in questo modo. E con la musica il ritmo perfetto di un film astratto, pensato solo per questo. I ruggiti degli Spitfire sono musica come pittura iperrealista, aerografati sulle fusoliere scintillanti nel cielo plumbeo della Manica.

Quel che non è musica è grafica, pura immagine, puri segni sulla sabbia di Dunkerque, puro nero di petrolio nel mare e sulla facce dei soldati, puro metallo scintillante degli Spitfire.

Quando il cinema si prende queste libertà, quando sa prendere la materia grezza e lavorarla in modo così puro, noi lo amiamo, e non c’interessa cosa ci sia dietro, non ci interessano gli attori e quel che recitano. Nolan ci ha preso per mano e con lo stomaco, il cuore, il cervello gli andiamo dietro riconoscenti.

 

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