SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Diabolik” di Mario Bava (1968)

di Roberto Bolzan

Ci fu un’epoca, nemmeno tanto lontana nel tempo, di grande libertà del linguaggio. Oggi abbiamo una enorme disponibilità di strumenti di comunicazione, queste parole vi raggiungono in pochi secondi e forse non sarete solo dieci lettori, ma quanto a libertà di espressione… Perché il confine principale della libertà (a parte il non danneggiare un altro, ma l’espressione delle idee mai e poi mai può risolversi in un danno ad un’altra persona) è quello che ci diamo noi stessi quando limitiamo l’immaginazione ponendoci le recinzioni del consentito.
Vediamo quindi volentieri i film degli anni ’60 e ’70, epoche dalle quali traiamo oltre a grande godimento, anche molte suggestioni per l’epoca presente.

Un amico ci suggerisce, tra risate compiaciute che poi chiariremo, un film che ci era sfuggito, del grande Mario Bava: Diabolik.

Il film è chiaramente un B-movie. Oggi i B-movie sono oggetto di culto, all’epoca si trattava di schifezze innominabili. Popolato di personaggi di valore, il cinema italiano produceva capolavori anche con gli scarti di lavorazione.

La trama unisce tre diverse storie di Diabolik. Nonostante le precauzioni prese, Diabolik riesce ad ingannare per l’ennesima volta l’ispettore Ginko e dieci milioni di dollari finiscono nel suo segretissimo rifugio, dove vive con la fidatissima compagna Eva Kant.
Ginko organizza un piano servendosi d’una favolosa collana di smeraldi poiché è convinto che il gioiello desterà l’interesse di Diabolik. Questi ha deciso di regalare le pietre preziose alla sua Eva e, nonostante tutte le precauzioni prese dall’ispettore, riesce ingegnosamente a rubarla..
Dopo questo fatto il nuovo ministro degli interni mette una taglia di un miliardo di dollari sulla testa di Diabolik. Questi, per tutta risposta, fa esplodere tutti i palazzi del fisco, provocando una crisi senza precedenti della casse statali (“visto il pessimo uso che il governo fa del danaro pubblico, farò in modo che in futuro per lui di danaro non ce ne sia più”). Il ministro delle finanze appare in televisione, appellandosi al buon senso dei cittadini perché spontaneamente si rechino a pagare le tasse, provocando però l’ilarità generale.
Per mettere al sicuro le sue riserve auree lo Stato fa fondere tutto il suo deposito in un unico lingotto d’oro di venti tonnellate al fine di renderne impossibile a Diabolik il furto. Però questi riesce ugualmente ad impossessarsene e a portarlo nel suo rifugio. Ma, mentre Diabolik sta fondendo l’oro in piccoli lingotti irrompono l’ispettore e i suoi amici: Eva fa in tempo a fuggire, mentre Diabolik viene investito da un getto d’oro fuso che lo avvolge completamente. Quando Eva va a rivedere per l’ultima volta il suo uomo, ridotto ormai ad una statua aurea, gli occhi di Diabolik si aprono ed ammiccano furbescamente…

Leggevamo Diabolik all’epoca, Kriminal, Satanik e MisterX, Barbarella ma anche Vampirella, Messalina e Jacula. In pochi anni questi fumetti producono un effetto devastante sulla morale corrente e introducono dei cambiamenti permanenti nell’Italia di allora. Bava, nato come tecnico di effetti speciali, notissimo nel mondo dell’horror e del cinema di genere, si trova per una volta ad avere una disponibilità finanziaria ragionevole per un film e riesce a concluderlo senza spendere tutti i soldi a disposizione. Oggi lo definiamo come opera pop: psichedelico e colorato, il film rappresenta la dimensione fumettistica del personaggio con l’uso di semplici filtri e con una recitazione di base, senza emozioni. Notevoli gli effetti speciali, realizzati a costi bassissimi: un esempio su tutti, è la costruzione del rifugio di Diabolik, fatto tutto con dei modellini e fotografie incollate su dei vetrini posti davanti alla macchina da presa. Ancora oggi l’effetto realistico ottenuto è impressionante.

Veniamo alla parte che ci interessa di più: Diabolik fa saltare per aria gli uffici del fisco ma non ha alcun intento salvifico. I ministri riuniti davanti alle telecamere fanno dichiarazioni che fanno ridere i giornalisti, ma non c’è alcuna critica politica in questo: solo alterità, talmente corrosiva che non rimane spazio per alcuna riflessiona. La pellicola è profusa di erotismo sotteso, una storia d’amore anarchica tra due il cui ultimo pensiero è insegnare al mondo come vivere. Eva e Diabolik fanno il bagno nelle banconote come Zio Paperone, si amano e ballano sulle meschinità del mondo, beandosi della loro gioventù e bellezza.

Gli incassi nelle sale italiane furono modesti (noi italiani, vecchi dentro anche allora, lo snobbammo); di contro all’estero il film fu venduto molto bene, cosa che portò De Laurentiis a proporre a Bava una seconda puntata. “…Gli ho fatto dire che sono ammalato, invalido a letto, permanente” fu la risposta sarcastica del regista. E qui ci inchiniamo, non solo alla parole di Bava ma ad un’epoca nella quale era possibile rifiutarsi a capriccio di girare un sequel.

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