30Apr/17

“Il laureato” di Mike Nichols (1967)

di Roberto Bolzan

Eh no, non partono con il duetto, lei vestita da sposa, come tuti (o molti) ricordiamo, bensì in autobus. Lui finisce la benzina un chilometro prima della chiesa.
A parte questo, uno dei finali già celebri della storia del cinema, il resto è ben fisso nella memoria. Ann Bancroft che si mette le calze, le corse con il Duetto rosso, le musiche di Simon & Garfunkel. Questo film ha reso celebre tutte queste cose ed anche un giovane Dustin Hoffman all’inizio della sua carriera.
Ricordiamo la storia: il giovane Benjamin Braddock, figlio di una ricca famiglia, fa ritorno a casa dopo aver terminato il college ed è ancora incerto sul proprio futuro. Durante la festa organizzata dai suoi genitori per festeggiare il suo ritorno, Ben incontra la signora Robinson, una piacente signora di mezz’età storica amica di famiglia, che gli chiede di accompagnarla a casa. Qui la donna tenta di sedurre il suo accompagnatore, ma viene interrotta dall’arrivo del marito. Continue reading

23Apr/17

“Non sposate le mie figlie!” di Philippe de Chauveron (2014)

di Roberto Bolzan

Di solito non amiamo il cinema francese ma oggi ci sono le elezioni in quel paese, e chi siamo noi per ignorare le cose del mondo?

La famiglia Verneruil è diversa dalle altre. Claude e Marie Verneuil sono una coppia borghese, cattolica e gollista.
Borghesi e conservatori, vivono nella loro bella proprietà in provincia ed hanno cresciuto le loro figlie secondo i principi propri della Francia: tolleranza e integrazione sociale.
Delle quattro figlie, tre sono coniugate rispettivamente con un ebreo, un arabo e un asiatico, e pregano Dio di maritare la quarta con un cristiano. La loro preghiera viene esaudita. Siccome per le preghiere esaudite si piangono più lacrime che per quelle respinte, ignorano che Charles, il futuro marito della figlia minore, ha origini ivoriane. Si presenta al pranzo di Natale (tre tacchini uno halal, uno kosher, uno laccato) con i capelli rasta, e la sua famiglia è razzista verso i bianchi.
Il rapporto tra Claude ed padre di Charles, ex militare intollerante e insofferente alla colonizzazione europea dell’Africa, è giustamente teso e difficile.
Ma tra provocazioni, alterchi e vivaci scambi di vedute l’amore avrà naturalmente la meglio.

Su quattro figlie, tre le ho regalate a figli di immigrati.  Sulla carta abbastanza cattivo e pieno di politicamente scorretto il film (ne dubitavate?) in realtà è molto corretto e bilanciato. Prendendo in giro tutti facendo attenzione a dare uno schiaffetto ad ognuna delle parti in causa per poi riservare il peggio alla maggioranza (i cristiani bianchi), si pone l’obiettivo di rappresentare la Francia moderna e così attirare in sala quante più etnie è possibile, lasciando ad ognuna la soddisfazione di aver visto qualcosa di audace. Il risultato è una commediola almeno divertente, con qualche caduta nel semplicistico e qualche laccatura scenografica o improbabilità di situazioni, come ad esempio la rappresentazione della casa di provincia del capofamiglia, un villone da cinema che assomiglia alla Casa Bianca, e tuttavia vede spiazzati i coniugi nell’accogliere i genitori dell’ultimo sposo, costringendoli a dormire in una angusta soffitta.

Sono passati 47 anni dall’uscita di Indovina chi viene e cena?, capolavoro che fece vincere l’Oscar 1967 a Katharine Hepburn, e di quella graffiante ironia rimane poco o nulla. Quello che si vede nel film è ordinaria amministrazione in una Francia ed in un’Europa che si sono molto evolute nel costume ma nel frattempo incancrenite per cose come queste.

Paradossalmente ci piace e ci fa riflettere questo: che non riuscirà a sbarcare in America, come Charlie Hebdo; che non ne faranno un remake, troppe battute su neri, ebrei, arabi e cinesi.

16Apr/17

“Jesus Christ Superstar” di Norman Jewison (1973)

di Roberto Bolzan

Le letture sul ruolo e sulla figura di Cristo sono e sono sempre state molteplici, spesso differenti fra loro per geografia e per epoca; alcune di esse hanno profondamente caratterizzato un periodo storico, permeate come sono della visione del mondo che proprio detto periodo ha elaborato.

Negli anni ’70 un musical ha proposto una lettura rivoluzionaria, che considerava Gesù profondamente umano e pienamente inserito nelle vicende storiche dell’epoca.

La storia è molto originale. Gli ultimi sette giorni della vita di Gesù sono messi in scena da un gruppo di hippies e narrati dal punto di vista di Giuda. Questi, riflettendo per conto suo, teme la piega che stanno prendendo gli eventi: lo preoccupa la popolarità di Gesù che, ormai considerato come un dio, sta perdendo di vista i loro obiettivi primari. Giuda ritiene che in un paese come il loro, occupato da una forza straniera, il fanatismo possa ritorcerglisi contro e che i romani possano arrivare ad annichilirli, se dovessero subodorare una rivolta. Cerca quindi di mettere in guardia il suo maestro, ma non ottiene la considerazione sperata. Coprotagonista del film e figura cardine della narrazione, razionale e coerente, non traditore, ma vittima suo malgrado, come il suo maestro, di un disegno del destino più grande di lui, Giuda è un personaggio dalle forti pulsioni e lacerato, in netto contrasto con l’immobilità e la rassegnazione di Gesù.

Per il resto la storia è ben nota e non si discosta dal racconto evangelico. Manca però la resurrezione, a indicare ancora di più la dimensione terrena ed umana di Gesù. Nonostante questo e la reazione scandalizzata che lo ha accolto, in Italia perlomeno, il film è diventato un classico ed ha influenzato nei decenni seguenti la percezione comune della figura di Cristo. Oggi non fa scandalo il pensarlo umano più che divino e non ci disturba vederlo come un personaggio storico, inserito nella vita del suo tempo. Ogg, se è per questo,i siamo anche abituati al meta-cinema (il cinema che rappresenta sé stesso) ma qui siamo nel 1973, tante cose dovevano ancora succedere.

Assistiamo dunque ad un gruppo di artisti fricchettoni che arriva ed alla fine riparte con un pullman; in mezzo tutta la rappresentazione. Gesù e Giuda non sono nel gruppo degli artisti che ripartono. Anche questo solo dettaglio garantirebbe la carriera di qualche regista meno geniale. Ma qui abbiamo un autore che può permettersi d non sottolineare quant’è bravo, perché l’opera è leggendaria, perché non ha una sbavatura, perché dopo quasi mezzo secolo non ha perso la freschezza di allora, perché perfino gli stereotipi sono gestiti con maestria (Giuda che richiama chiaramente Malcom X: nemmeno questo ci fa storcere il naso).

Sembra incredibile oggi che si possa fare un film come questo (come Tommy, altro musical dell’epoca) interamente cantato, dialoghi compresi, proprio come un’opera classica. Per non parlare della musica, perfetta e perfettamente adatta al film, un rock tendente al pop con accenti melodici  (Everything’s Alright di Yvonne Elliman) di grande qualità. Per rendersene conto basta pensare che Smoke in the water, per esempio, sarebbe uscita di lì a poco; siamo veramente agli albori di tutto.

Lontana anni luce dai santini alla Zeffirelli e dalla pornografia di Mel Gibson (sia pure questa apprezzabile) Jesus Christ Suerstar supera il tempo senza recarne traccia e ride di noi che cerchiamo di coglierne la magia.

09Apr/17

“Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” di Stanley Kubrick (1964)

di Roberto Bolzan

Di questi tempi la letteratura complottista va alla grande e allora non è male andare a vedere uno straordinario Colonnello Ripper che ha le sue spiegazioni sul decadimento della civiltà occidentale. Metà degli anni sessanta, nei quali la contrapposizione tra i poli aveva assunto una dimensione preoccupante, ma tuttavia anni felici.
Al generale Ripper, comandante d’una base aerea, improvvisamente ha dato di volta il cervello: poiché la sua virilità è in declino, crede che ciò derivi da una cospirazione dei comunisti a danno dell’America  e ordina alle squadriglie dei suoi bombardieri di sferrare l’offensiva, secondo piani elaborati da tempo.   Continue reading

26Mar/17

“Marigold Hotel” di John Madden (2012)

di Roberto Bolzan

Bella l’India, una cartolina di cui innamorarsi: Shanti, amica mia, ti ho pensata: ma è proprio così? Boh, l’unica cosa è andare a vedere di persona.

Bene. L’unico uomo vero nel film è gay e quesa scelta ideologica (e scontata assai) autorizza la chiave di lettura che segue, una delle varie possibili di un filmetto non male. Il primo, perché il sequel, a dire tutta la verità, non abbiamo trovato la motivazione per vederlo.

Il cast, di tutto rispetto, è impiegato per narrare di inglesi che per qualche motivo sono in India ed alloggiano al Maigold hotel, che risulta meno lussuoso e affascinante del previsto, perché il suo manager Sonny aveva ritoccato le immagini dell’hotel nel sito web. Jean decide di restare in hotel, mentre il marito Douglas esplora i luoghi d’interesse della città. Graham, trovando che la zona è notevolmente cambiata da quando lui ci viveva da giovane, scompare ogni giorno in gite lunghe, non dicendo a nessuno dove si reca. Muriel, nonostante i suoi atteggiamenti razzisti, inizia ad apprezzare il suo medico indiano. Evelyn ottiene un lavoro di consulenza per il personale di un call center su come interagire con i vecchi clienti britannici prima di proporre i loro prodotti. Sonny si sforza di raccogliere fondi per ristrutturare l’hotel che ha molti debiti, e continua a frequentare la fidanzata Sunaina nonostante la disapprovazione di sua madre.

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19Mar/17

“Django Unchained” di Quentin Tarantino (2012)

di Roberto Bolzan

che poi vorrebbe dire “Django scatenato”. Questo per essere precisi.

Andiamo volentieri a vedere i film di Tarantino. Il ragazzo ha sbuzzo e bona volontà, ci sa fare ed è furbo e sveglio, non è uno da sottovalutare.

Stavolta la storia si svolge nel far west degli anni ’50 del secolo XIX, dove Django è uno schiavo che incontra un cacciatore di taglie che lo libera e lo associa a sé nel suo lavoro. Dopo un po’ di gigioneggiamenti di riscaldamento, il dentista Christoph Waltz ferma il carrettino (con un gigantesco dente sul tettuccio) per raccontare allo schiavo Jamie Foxx l’amore tra Brunilde e Sigfrido.

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13Mar/17

Superman

di Danilo Perini
Proseguiamo il nostro tour di approfondimento delle trappole mentali in cui spesso cadono gli investitori, parlando della “sindrome del supereroe”.
Le persone tendono a sovrastimare le proprie capacità, rischiando non solo brutte figure, ma di commettere clamorosi errori di valutazione che possono portare a decisioni pericolose. In finanza, così come negli altri ambiti della vita.
Qualche interessante aneddoto storico, scientifico e statistico al riguardo lo troviamo in questo passaggio (pag. 43-45) del primo capitolo del libro “Io ci provo!” (M. Motterlini, P. Martini, A. Fedel, 2009, Azimut e Corriere della Sera).
<< Quando nel 1939 il ministro sovietico Molotov convocò a Mosca un rappresentante della Finlandia per imporre a quel paese alcune condizioni onerose, si presentò l’ambasciatore Paasikivi. Molotov domandò di quanti soldati disponesse il suo Paese. “Trecentomila” rispose Paasikivi. “E noi ne abbiamo tre milioni alle vostre frontiere”, replicò Molotov. Ostentando sicurezza, per nulla impressionato, l’ambasciatore finnico osservò: “Troppi per essere seppelliti tutti nel nostro territorio”.

Senza una dichiarazione di guerra l’aviazione sovietica iniziò a bombardare Helsinki nel novembre di quell’anno.

La resistenza finlandese sorprese l’opinione pubblica internazionale: l’impertinenza di Paasikivi non era completamente ingiustificata. Il suo Paese, ciò nonostante, dovette accettare le condizioni di pace dell’Unione Sovietica nel marzo del 1940.
L’impudenza, ovvero l’ostentata ingiustificata sicurezza di sé, rispetto a comportamenti, abilità e caratteristiche fisiche, è una delle trappole che ci espone con più facilità alla “figuraccia”, talvolta anche drammatica. Se ci venisse il malaugurato sospetto di essere immuni, basta domandarsi semplicemente come ce la caviamo alla guida della nostra auto. In confronto agli altri ci valutiamo più abili della media, nella media o sotto la media?

Una ricerca di questo genere è stata condotta in Svezia.

Risultato, il 90% dei guidatori considera se stesso migliore della media. Guarda un po’, la stessa percentuale di maschi che, in Italia, ritengono di avere un pene più lungo della media.
Ecco un buon esercizio (mentale) che permette di calcolare la tua vulnerabilità a questa trappola. Rispondi al meglio delle tue possibilità: quale sarà, nella città in cui risiedi, la temperatura media di domani? Cerca di stimare un valore superiore e uno inferiore, ciascuno dei quali ci si possa attendere che vi sia rispettivamente solo l’1% di probabilità che si verifichi. Per esempio, si potrebbe stimare che il prossimo fine settimana a Milano ci sia l’1% di probabilità che la temperatura sia inferiore a 15°, e che ci sia un altro 1% di probabilità che la temperatura sia superiore a 20°. Così facendo abbiamo definito un campo di valori (nel nostro esempio, da 15° a 20°) entro cui l’effettiva temperatura media di domani dovrebbe cadere con una probabilità del 98%. Ripetendo le previsioni ogni giorno per molti giorni (diciamo un anno), statisticamente dovremmo aspettarci di sbagliare solo nel 2% dei casi. Centinaia di esperimenti, tuttavia, mostrano che le cose non vanno proprio così.
Tipicamente siamo troppo sicuri di noi stessi e stabiliamo un campo di valori troppo ristretto. Capita, in questo modo, che la temperatura media effettiva cada al di fuori di questo ventaglio di valori che abbiamo fissato addirittura il 20-30% delle volte e non solo nel 2% dei casi.
E se facessimo il medesimo test – uomini della strada e super esperti – riguardo al valore degli indici di borsa, i tassi di interesse e il cambio euro/dollaro e così via, secondo te, che cosa dovremmo aspettarci?

Fai attenzione, perché, come hai appena potuto constatare i giudizi ben calibrati sono, in generale, l’eccezione e non la regola.

Spesso le previsioni non sono un indizio granché utile sul mondo che verrà, ma sono illuminanti circa l’impudenza di chi le fornisce.
A meno che, ovviamente, non siano previsioni riguardo al…passato. >>
Lo so, anche tu conosci parecchi “Superman”. E so anche che, più raramente (è ovvio!), lo puoi riconoscere quando passi davanti allo specchio… 😉
Fonte: “Io ci provo!” (M. Motterlini, P. Martini, A. Fedel, 2009, Azimut e Corriere della Sera)
12Mar/17

“Diabolik” di Mario Bava (1968)

di Roberto Bolzan

Ci fu un’epoca, nemmeno tanto lontana nel tempo, di grande libertà del linguaggio. Oggi abbiamo una enorme disponibilità di strumenti di comunicazione, queste parole vi raggiungono in pochi secondi e forse non sarete solo dieci lettori, ma quanto a libertà di espressione… Perché il confine principale della libertà (a parte il non danneggiare un altro, ma l’espressione delle idee mai e poi mai può risolversi in un danno ad un’altra persona) è quello che ci diamo noi stessi quando limitiamo l’immaginazione ponendoci le recinzioni del consentito.
Vediamo quindi volentieri i film degli anni ’60 e ’70, epoche dalle quali traiamo oltre a grande godimento, anche molte suggestioni per l’epoca presente.

Un amico ci suggerisce, tra risate compiaciute che poi chiariremo, un film che ci era sfuggito, del grande Mario Bava: Diabolik.

Il film è chiaramente un B-movie. Oggi i B-movie sono oggetto di culto, all’epoca si trattava di schifezze innominabili. Popolato di personaggi di valore, il cinema italiano produceva capolavori anche con gli scarti di lavorazione.

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