05Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Flags of Our Fathers” e “Lettere da Iwo Jima” di Clint Eastwood (2006 e 2007)

di Roberto Bolzan

 

Siamo rimasti molto delusi dal modo in cui Mel Gibson tratta la guerra. Ne abbiamo parlato la scorsa settimana. La guerra, infatti, non si esaurisce con il realismo delle immagini e con le belle storie, ma richiede intelligenza sia nel combatterla che nel raccontarla. Siamo quindi andati a vedere un film (anzi, una coppia di film, perché vanno visti insieme) che rappresenta l’esatto opposto, da questo punto di vista. Tutti i film oggi partono dallo standard, stabilito da Salvate il soldato Ryan di Spielberg e dalle scene di sbarco crudeli e violente vanno poi ciascuno per la sua strada.

Durante la seconda guerra mondiale sulla piccola isola di Iwo Hima, tra la spiaggia di sabbia nera e le cave di zolfo, si combatte una battaglia feroce tra americani e giapponesi.
L’isola, su cui erano dislocati 22mila giapponesi, era la stazione di pre-allarme per la terraferma e consentiva alle difese antiaeree nipponiche di colpire facilmente i bombardieri americani. Lo sbarco inizia il 19 febbraio 1945 e durante la battaglia, durata più di un mese, muoiono 7mila americani e 21mila giapponesi.

Due cose accadono in quella battaglia: gli americani piantano una bandiera su una cima e la foto che ritrae l’evento viene usata dalla macchina di propaganda americana come simbolo tangibile della imminente vittoria sul nemico ed al contempo per raccogliere fondi da destinare ai disastrosi bilanci della guerra; un soldato giapponese seppellisce nella sabbia le lettere dei suoi compagni scritte per i familiari e non ancora spedite.
Lo scrittore James Bradley, figlio di uno degli uomini che alzarono la bandiera americana, decide di cercare altri reduci di quella spedizione militare e chiedere loro cosa realmente fosse successo in quei giorni. Bradley constata presto che molte delle cose che il mondo crede di sapere sulla foto e sulla battaglia sono sbagliate, soprattutto perché essa fu assunta come simbolo della vittoria mentre in realtà fu scattata solamente il quinto di quaranta giorni di sanguinosa battaglia. I soldati giapponesi, mandati allo sbaraglio, sono consapevoli di non tornare più a casa. Persone comuni che desiderano solo tornare a rivedere il figlio appena nato, oppure coltivare le proprie passioni sportive, assolutamente impreparate alla guerra. Il comandante Tadamichi Kuribayashi, uomo di grande cultura, è stato a lungo negli Stati Uniti e sa perfettamente di combattere una guerra senza speranza ma, profondo conoscitore delle strategie militari, ha l’obiettivo di uccidere almeno dieci americani.
L’idea geniale è stata di girare due film nei quali le storie si sviluppano parallele, ma senza la necessità di intrecciarle. In questo modo ciascuna delle parti è girata singolarmente in modo da rappresentare nel modo più libero le caratteristiche dei due popoli coinvolti nel conflitto.

Continue reading

04Mar/17

4 marzo 1848: STATUTO ALBERTINO

4 marzo 1848: Il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia concede ai «propri sudditi» la «legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia»; essa passerà alla storia come «Statuto Albertino». Tale documento diverrà, nel 1861, la prima Costituzione italiana. La concessione dello Statuto Albertino si inserì nel caotico contesto delle rivoluzioni del 1848-49 che squassarono l’Europa tutta, mettendo in crisi l’assetto politico-istituzionale uscito nel 1814 dal Congresso di Vienna. Ai principi della Restaurazione si contrappose infatti la volontà della borghesia di avere un ruolo politico attivo nella sfera di governo e dunque di sostituire il principio assolutistico dell’origine divina del potere con quello liberale del merito e della responsabilità.
Il ’48 italiano fu complesso ed eterogeneo, ma, nei fatti, rese un’unica istanza le lotte per l’istituzione di regimi liberali e costituzionali a quelle per l’indipendenza e per l’unità nazionale. L’esplosione del malcontento popolare portò alla concessione di Costituzioni non solo in Piemonte e Sardegna, ma anche nel Regno borbonico e in Toscana. A Milano gli Austriaci furono cacciati, a Venezia e Roma vennero addirittura proclamate effimere repubbliche. Ben presto però, gli Austriaci ripresero il controllo dei territori italiani e i sovrani dei vari staterelli ritirarono le concessioni fatte. L’unico documento di portata costituzionale a sopravvivere all’ondata reazionaria fu appunto lo Statuto Albertino. Così, durante gli anni Cinquanta, il Piemonte sabaudo fu il punto di riferimento di vasti settori del movimento patriottico italiano, sino a divenire il nucleo agglutinante della futura nazione unitaria. Ciò si dovette principalmente all’affermarsi di prassi significativamente divergenti da quella che era la lettera dello Statuto. La centralità formalmente attribuita al monarca fu infatti appannata da una prassi costituzionale improntata alla logica del parlamentarismo, che spostò l’esercizio del potere esecutivo dal re a un governo collegiale, presieduto da un presidente del Consiglio dotato di credito presso la maggioranza dei deputati: dipendente, quindi, non dall’arbitrio del sovrano bensì dalla fiducia della Camera. Già risolutamente avviato da Cavour, questo processo di par­lamen­tarizzazione della forma di governo si rafforzò nei decenni successivi all’unità d’Italia.
Svuotato totalmente di significato dall’avvento del fascismo, lo Statuto rimase formalmente in vigore fino alla promulgazione dell’attuale Costituzione repubblicana nel 1946.

03Mar/17

3 MARZO 1585 – Inaugurazione a Vicenza del Teatro Olimpico progettato da Andrea Palladio

 

Vicenza_Teatro_Olimpico_(scena)

 

Il Teatro Olimpico è un teatro progettato dall’architetto rinascimentale Andrea Palladio nel 1580 e sito in Vicenza. È il primo e più antico teatro stabile coperto dell’epoca moderna. La realizzazione del teatro, all’interno di un preesistente complesso medievale, venne commissionata a Palladio dall’Accademia Olimpica per la messa in scena di commedie classiche. Continue reading

01Mar/17

1 MARZO 1444: GIORGIO CASTRIOTA SCANDERBERG VIENE PROCLAMATO COMANDANTE DELLA RESISTENZA ALBANESE CONTRO I TURCHI

 

Gjergj_Kastrioti_Skënderbeu ALBANIA

Giorgio Castriota, detto Scanderbeg è tra le figure europee più rappresentative del XV secolo, fondatore del prodromo dell’Albania, la Lega di Lezha, unì i principati d’Albania e dell’Epiro e resistette 25 anni ai tentativi di conquista dell’Impero ottomano. Difese l’Albania, nonché l’Europa dall’invasione turca; per tale motivo ottenne da Papa Callisto III gli appellativi di Atleta di Cristo e Difensore della Fede ed è da sempre considerato l’eroe nazionale dell’Albania e degli albanesi nel mondo. Nel 1467 Scanderbeg sconfisse Maometto II per l’ennesima volta. Continue reading