03Gen/15

3 GENNAIO 1974 – MUORE GINO CERVI

maigret 2 peppone

Attore dotato di grande presenza scenica e di una notevole incisività recitativa, è stato uno dei più prolifici e versatili interpreti nella storia dello spettacolo italiano, spaziando dal teatro serio a quello brillante, dal cinema alla radio e alla televisione.

Peppone: Se siete un uomo aspettatatemi qui fuori!

Don Camillo: Va bene…ma ricorda che siamo in due…Perché prima le prendi dall’uomo e poi le buschi dal prete!

Questa epica battuta tratta dal film Don Camillo e l’Onorevole Peppone, immortala Gino Cervi in uno dei personaggi che lo ha reso celebre: il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi, in costante antitesi con il prete Camillo, interpretato . Gino Cervi non si è limitato a interpretare un sindaco di campagna; ha doppiato Laurence Olivier nei film shakesperiani, è stato un grande Otello sulle scene, ha interpretato il condottiero Ettore Fieramosca,  il commissario Maigret: così Gino Cervi ha consegnato il suo nome alla storia del teatro, del cinema e della televisione. Eccone una biografia che traiamo da www.biografieonline.it

Figlio di Antonio Cervi, critico teatrale del “Resto del Carlino”, Gino Cervi nasce a Bologna il 3 maggio 1901. Appassionato di teatro sin da piccolo, esordisce ventenne in una compagnia filodrammatica, e nel 1924 debutta ufficialmente come attor giovane ne “La vergine folle” di Bataille, a fianco di Alda Borelli.n Sempre come attore giovane, nel 1925 passa al Teatro d’Arte di Roma, il cui direttore è allora lo scrittore Luigi Pirandello. Dopo un decennio di intense esperienze, diventa primattore della compagnia Tofano-Maltagliati (1935-1937). Nel 1938 entra a far parte della compagnia semistabile del Teatro Eliseo di Roma, di cui assumerà la direzione nel 1939. Il suo aspetto imponente e austero, il suo stile elegante ed incisivo, la sua voce profonda e suggestiva, e la sua pronta comunicatività, lo rendono uno dei più apprezzati interpreti di Goldoni, Sofocle, Dostoevskij e soprattutto di Shakespeare (la sua interpretazione dell’ “Otello” è considerata memorabile). Dal 1932 Gino Cervi passa quasi stabilmente al cinema, diventando uno dei divi più popolari, grazie soprattutto al regista Alessandro Blasetti, che lo dirige in “Ettore Fieramosca” (1938), “Un’avventura di Salvator Rosa” (1939), “La corona di ferro” (1941), “Quattro passi fra le nuvole” (1942), film dai toni neorealisti in cui interpreta un commesso viaggiatore che aiuta una povera ragazza nubile e incinta, e “Fabiola” (1948). Negli anni ’50 e ’60 è il bonario e sanguigno interprete del personaggio del sindaco Peppone nella fortunata serie di film su Don Camillo (personaggio creato da Giovanni Guareschi), al fianco di Fernandel nella parte dell’agguerrito prete (“Don Camillo”, 1952; “Don Camillo e l’onorevole Peppone”, 1955; “Don Camillo monsignore… ma non troppo”, 1961; ecc…). Gino Cervi possiede un volto bonario, che trasmette simpatia, ma ha anche interpretato ruoli di cattivo, come il gerarca fascista de “La lunga notte del ’43 ” (1960) di Florestano Vancini. Una rinnovata notorietà gli verrà dalla televisione con il primo ciclo degli episodi de “Le inchieste del commissario Maigret” (1964), tratto dai romanzi dello scrittore belga Georges Simenon, in cui l’attore dà vita con sobria intensità al personaggio del perspicace e sornione ispettore Maigret. Un secondo ciclo andrà in onda nel 1966, e un terzo nel 1968; il commissario transalpino dal fiuto infallibile tornerà sui teleschermi per l’ultima volta nel 1972 con l’episodio finale della lunga serie dal titolo “Maigret in pensione”. Il successo del personaggio è tale che la serie viene trasmessa anche in Francia, dove il pubblico apprezza soprattutto la mitezza casalinga del Maigret di Cervi. “Fratello ladro” (1972) sarà la sua ultima fatica cinematografica, due anni prima della sua scomparsa, avvenuta a Punta Ala, in provincia di Grosseto, il 3 gennaio 1974. Versatile e comunicativo, Gino Cervi è stato tra gli attori italiani più noti e significativi per l’accattivante carisma scenico, la serietà del suo lavoro e l’impegno costante dimostrato in oltre quarant’anni di carriera.

02Gen/15

2 GENNAIO 1492 – “RECONQUISTA” DI GRANADA

alhambra

A distanza di otto secoli dalla conquista musulmana del regno visigoto i seguaci di Maometto (570 ca. – 632) sono costretti ad abbandonare la penisola iberica e lasciano nelle mani di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona la città che meglio rappresenta la civiltà araba conservando nel suo seno l’Alhambra e la Generalife, monumenti tra i più rappresentativi dell’arte orientale. Proprio Granada era stata fondata dagli Arabi nel 756 presso le rovine della città di Illiberis divenendo, dopo la conquista di Cordova, la capitale dell’ultimo dei regni dei Mori.
La costante crescita civile e socio-economica che ha caratterizzato Granada durante i secoli della presenza moresca e la specificità che si è espressa grazie all’influenza di maestranze artigiane arabe viene intaccata a causa della conquista cristiana. Inoltre viene meno il ruolo di cerniera fra i due mondi, quello islamico e quello cristiano, che la città ha svolto nel corso del basso Medioevo. La conquista dei re cattolici sottopone a dura prova l’economia della provincia andalusa e ne consegue una grave crisi. L’avvento degli Spagnoli si manifesta con una forte pressione politico-religiosa, che ha l’obbiettivo di costringere la popolazione moresca alla conversione, oppure all’emigrazione, determinando una condizione di forte insicurezza che non favorisce la vitalità civile ed economica. Ripercussioni di questa condizione di subalternità si manifesteranno a lungo termine con la rivolta e la conseguente repressione dei moriscos sotto Filippo II (1527-1589), nel 1561. La débâcle che interessa la città capoluogo dell’ultimo regno di Granada è testimoniata dalla crisi demografica: la popolazione, che nell’ultima età moresca ha raggiunto i duecentomila abitanti, ai primi dell’Ottocento si presenta come quella di una modesta provincia spagnola di circa diciottomila abitanti.

01Gen/15

Alex Zanardi

001 Zanardi

“Credo che la curiosità sia l’unica cosa di cui abbiamo bisogno nella vita. Se sei curioso troverai la tua passione. E i risultati che avrai saranno il risultato di quanta passione metterai nella tua vita.”(Alessandro “Alex” Zanardi, pilota automobilistico, ciclista su strada e conduttore televisivo italiano, bolognese, 23 ottobre 1966)

06Dic/14

6 dicembre 2014: Bologna e la sua Storia

cena

Cosa hanno in comune un famoso esperto di ludomatematica, la nostra associazione e la cucina portoghese?

Il dito nell’occhio colpisce ancora! Questa volta sarà nostro ospite Dario Uri, membro del Mensa, che ci parlerà, in un modo molto particolare, della storia di Bologna.

Appuntamento sabato 6 dicembre alle 17.30
Presso il Circolo degli amici del Portogallo, via Antolini 7/a – Bologna
Per chi, dopo l’evento, volesse fermarsi, possibilità di cena portoghese a base di pesce a 25€

Menù:
Un gazpacho portoghese di entree
Un riso “Arroz pescao e camarao” a base di pesce (ricetta portoghese)
Una “Fejolada de Lula” ricetta portoghese a base di totani in guazzetto
un dolce della casa
Ogni piatto sarà accompagnato da un vino opportunamente abbinato.

Per la cena, prenotazione obbligatoria entro il 2 dicembre a ilditonellocchiobo@gmail.com
Se qualcuno volesse cenare ma non mangia pesce, me lo comunichi.

Il dito nell’occhio Associazione culturale