Le bufale in sanita’ al tempo di internet: dalle cure della nonna ai vaccini “dannosi”. Parte seconda

di Andrea Babini

continua da ieri.

Quindi allora il “terrorismo sanitario” è giustificato; è un meccanismo di difesa della nostra salute? E’ nel nostro interesse?  No affatto. Ecco un esempio di bufala da allarmismo antiscientifica. La questione “vaccini e autismo”.

Se per curiosità digitate su un motore di ricerca queste due parole “vaccini” e “autismo”, il risultato della ricerca sarà un diluvio di link nei quali si parla con grande enfasi della “correlazione tra le vaccinazioni pediatriche (in particolare la famosa “trivalente”) e il rischio che insorga autismo”.

Si tratta di una clamorosa bufala e di uno degli esempi più lampanti di cattiva informazione; in perfetto stile Iene/Stamina. Cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando.

Cosa è l’autismo? In sostanza un disturbo neurologico abbastanza frequente e che compromette in vario grado la capacità di relazione con il mondo esterno da parte del soggetto. Tale patologia è stata portata alla ribalta dal una magistrale interpretazione di Dustin Hoffman nel film “Rain man”.

L’autismo non “insorge” in modo repentino, è una patologia ad origine multifattoriale con probabile incidenza di fattori genetici i quali si accompagnano poi a fattori ambientali che ne favoriscono l’insorgenza, essa per lo più viene diagnosticata nel tempo dal terzo anno di età, via via che emergono anomalie rispetto a un comportamento standard del soggetto in relazione all’età. E’ di vario grado e nel tempo la diagnosi si è fatta ben più accurata e ne sono stati rilevati sempre più casi.

Questo è un concetto importante e che serve a “prevenire” il rischio di farsi prendere in giro in molti casi dai “professionisti del complotto”.

Molte volte l’aumentare dei casi di insorgenza di una malattia non è altro che la conseguenza del miglioramento dei mezzi e dei metodi per fare accurate diagnosi (Un caso classico in questo senso è la celiachia).

Alla fine degli anni ’90 un medico (rivelatosi poi essere un delinquente privo di scrupoli) inglese di nome Andrew Wakefield pubblicò un articolo su Lancet, la più autorevole rivista scientifica del mondo, in cui metteva in relazione alcune alterazioni a livello della parete intestinale riscontrate in bambini autistici con la vaccinazione che si fa in età pediatrica contro morbillo, parotite e rosolia (la cosiddetta trivalente). Lo stesso articolo però concludeva che non vi erano elementi sufficienti per parlare di una relazione tra l’evento vaccinale e la patologia autistica.

Wakefield però insistette e organizzò un congresso in cui apertamente sostenne la teoria della relazione tra vaccino trivalente e autismo, attenzione a suo dire era l’idea del vaccino trivalente a provocare danni, mentre una vaccinazione separata non avrebbe determinato rischio alcuno. Il problema fu che egli avviò una vera e propria campagna terroristica sui mezzi di informazione, la “notizia” si sparse velocemente e nel Regno unito il numero dei vaccini calò drasticamente. A Londra solo il 50% dei bambini vennero vaccinati. Il risultato fu che una patologia dichiarata da anni sconfitta come il morbillo tornò endemica, vi furono migliaia di casi e il decesso di almeno 3 bambini che si sarebbe potuto evitare.

A quel punto la scienza ufficiale si mosse e lo studio di Wakefield venne revisionato. Si scoprì cosi che esso era completamente inaffidabile e che era stato fatto secondo criteri assolutamente non scientifici; in particolare non erano stati fatti studi di “controllo” cioè Wakefield non aveva confrontato l’insorgenza di alterazioni intestinali su bambini normali e considerato solo il fenomeno nei bambini autistici, in modo da poter mettere in relazione queste alterazioni con la patologia neurologica. Perché? Perché quello era il suo scopo da prima dell’inizio della ricerca, che aveva un fine e un risultato predeterminato e a cui doveva arrivare.

Come spesso capita in questi casi il medico inglese rispose alle critiche pubblicando altri studi (in sostanza rilanciando) di dubbia credibilità, studi che dimostrarono essere basati su sperimentazioni i cui risultati mostrarono di non essere “ripetibili” una volta fatti da altri scienziati.

Questo è un altro concetto fondamentale che ci fornisce garanzie e caratterizza il metodo scientifico; quando si parla di sperimentazione scientifica i risultati devono, per essere accettati, essere ripetibili.

In seguito a queste e altre anomalie la credibilità di Wakefield cominciò a calare sensibilmente, fu anche abbandonato prima da uno dei suoi principali collaboratori, poi da 10 coautori del suo studio iniziale su 12. La rivista Lancet ritirò lo studio stesso scusandosi ufficialmente. Alcune ricerche di controllo arrivarono in quel periodo alle conclusioni sconfessando completamente le affermazioni del medico inglese, che a quel punto venne licenziato dall’ospedale dove lavorava.

Wakefield venne quindi processato per “colpa medica” e quello che emerse dalle indagini fu a dir poco sconvolgente. Si scoprì che egli aveva rapporti diretti, di natura economica, con un avvocato specializzato in cause per risarcimenti contro le ditte produttrici di vaccini da parte delle famiglie di bambini autistici. In pratica questo legale aveva bisogno di un sostegno scientifico ufficiale alla sua tesi accusatoria e aveva pagato Wakefield 500mila sterline per confezionare una documentazione mirata. Soldi che non dovendo apparire erano stati riciclati proprio dall’avvocato con operazioni finanziarie non legali.

Messo alle strette in televisione Wakefield ammise tutto.

In seguito si scoprì altro! Il medico inglese aveva progettato un sistema di vaccinazione “separato” per morbillo, parotite e rosolia che si apprestava a mettere sul mercato dopo aver “diffamato” in modo truffaldino la vaccinazione trivalente generando terrorismo al limite del “procurato allarme”.

Una brutta, bruttissima storia in cui emerge che i paladini della lotta contro le “grandi case farmaceutiche” spesso del paladino hanno assai poco.

Ma quello che ci interessa non è la storia in se, quanto piuttosto le conseguenze e il dover osservare come la rete renda simili casi pericolosi in quanto ne reitera gli effetti anche quando si è dimostrata la loro infondatezza. Ancora oggi proprio a causa di internet la “bufala” dei vaccini che fanno venire l’autismo continua a godere di una certa diffusione e popolarità.

Io stesso conosco alcune persone (anche di buon livello culturale) che per timore dell’autismo non hanno voluto vaccinare i loro piccoli, esponendoli a gravi e ingiustificati rischi.

 

 

Concludendo questa trattazione relativa al grande dilemma sulla credibilità della medicina tradizionale rispetto a quella “alternativa” cosa possiamo dire? Credo che sia sensato dire che nessuno è “infallibile” e nessuno ha la bacchetta magica, i ricercatori, i medici, i biologi e chimici farmaceutici che creano il mondo della ricerca e della medicina sono uomini e come tali soggetti a errori e sviste, però abbiamo almeno la certezza che il metodo che applicano e seguono, consolidato in un cammino di secoli, tiene conto di questo. Il metodo scientifico è pensato per “ridurre al minimo” l’errore e le sua conseguenze, si basa su controlli quasi ossessivi e passa le teorie e le scoperte di cui si avvale al vaglio continuo di processi di validazione che ne confermino ripetibilità, efficacia e sicurezza. Questo penso fornisca un margine di sicurezza che merita un certo grado di considerazione quando dobbiamo decidere su chi investire la nostra fiducia.

Inoltre il mondo della sanità “ufficiale” per nelle difficoltà di mezzi, risorse e con tutti gli errori umani che possiamo mettere in conto è pensato per difendere la popolazione, controllare i fattori di rischio e tutte le potenziali emergenze; e in tutta sincerità, almeno per quel che riguarda l’Italia, ha dimostrato di essere efficace. Sarebbe da ingrati e ingiusto non ricordare che emergenze come aviaria, mucca pazza e influenza suina sono passate indenni nel nostro paese e questo è certamente dovuto in gran parte alla presenza sui nostri territori di organizzazioni sanitarie di prevenzione e controllo veterinario (quasi assenti in precedenza in tanti paesi). Non abbiamo gravi pandemie o casi diffusi e frequenti di intossicazioni alimentari Sono fatti oggettivi e meritano rispetto.

 

Infine per la vostra semplice curiosità ecco alcuni esempi storici che possono rendere l’idea di cosa era la malattia prima della medicina moderna:

– Mozart morì di influenza a 35 anni.

– Dostoevskij morì a 60 di polmonite e patì l’epilessia tutta la vita.

– Chopin morì di tisi a 39 anni.

– Bach morì a 65 di ictus perché era iperteso e nulla poteva allora abbassare la pressione.

– Toulouse Lautrec morì a 35 anni dopo una vita di sofferenza oggi sarebbe più longevo e il dolore sarebbe controllabile.

– Erasmo da Rotterdam soffriva di reni, ma fu fortunato!!! non c’era big pharma e lo curò il miglior medico dell’epoca (Paracelso). Lo curò con il mercurio, altamente tossico, e ancora non si capisce come arrivò a 70 anni.

– San Francesco fu stroncato a 44 anni da una patologia epatica oggi probabilmente aggredibile.

– Cristoforo Colombo soffrì di poliartrite reumatoide, che gli causava sfinimento completo e lo logorò portandolo alla tomba a 55 anni

– Balzac si curava dalla spossatezza abusando di caffè e morì di infarto a 51 anni

– Dante Alighieri morì di malaria in piena Europa a 56 anni.

 

Io eviterei di rimpiangere i bei tempi andati in questo ambito della vita.

 

2 thoughts on “Le bufale in sanita’ al tempo di internet: dalle cure della nonna ai vaccini “dannosi”. Parte seconda

  1. Ciao Andrea,
    ho letto le due parti dell’articolo.

    Premetto che, come da posizioni che esprimo da anni, io non sono d’accordo con praticamente nulla di quello che vi è scritto, dagli accenni al metodo scientifico, alla distinzione tra medicina ufficiale e ciarlatani, al giudizio su Wakefield e tutto il resto, ma non su questo volevo commentare.

    C’è una cosa che proprio non ho capito. Nell’articolo dici:
    “qui nessuno vuole contestare il vostro diritto di cittadini a curarvi liberamente,.. nessuno vi negherà il diritto di curarvi con l’urino-terapia se lo volete”
    Però l’articolo, per data e argomento, si inserisce nel contesto dell’entrata in vigore di un decreto-legge che stabilisce l’obbligo vaccinale, per ben dodici vaccini e relativi richiami, da 0 a 16 anni, pena la mancata ammissione alle scuole o pesantissime sanzioni amministrative. Per molte settimane i vaccini sono stati continuamente sui media.

    Non c’è una sorta di contraddizione? Nell’articolo non è espressa alcuna forma di contrarietà al decreto, che pure riguarda gli stessi giorni e lo stesso argomento; anzi, sarei portata a vederci una forma di approvazione.

    Maria

  2. Al mio commento è seguito uno scambio di mail, che riporto qui di seguito.

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    Andrea B., 27 giugno 2017

    Nel rispetto delle tue opinioni che non mi interessa cambiare.. il concetto di “non sono d’accordo” si applica a roba opinabile… il fatto che il metodo scientifico sia “quella roba là” non è opinabile.. è storico.

    No io non sono per obbligare.. ma non viviamo in un mondo libertario. In un mondo libertario le regole di ingaggio le deciderebbe l’istituto scolastico e io manderei mio figlio solo in posti dove ho la certezza dell’immunità di gregge altri farebbero scelte diverse andando altrove … e saremmo tutti d’accordo. Viviamo in una realtà nella quale lo stato decide per noi… questo chiude ogni discorso.
    So di non darti molta soddisfazione, ma la scienza non è né opinabile né tantomeno democratica… in scienza le opinioni non sono tutte dello stesso valore.

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    Maria M., 27 giugno 2017

    Avevo cominciato con la premessa di non essere d’accordo con il contenuto dell’articolo per chiarire che il commento veniva da qualcuno con posizioni anti-vaccini, ma ho scritto che non era quello il tema del commento, proprio a specificare che non era mia intenzione entrare nel merito.

    Il tema del commento, indipendentemente dalla mia posizione sui vaccini, era quella che vedevo come una palese contraddizione, tra l’affermazione “qui nessuno vuole contestare il vostro diritto di cittadini a curarvi liberamente,.. nessuno vi negherà il diritto di curarvi con l’urino-terapia se lo volete” e un argomento, i vaccini, che riempiva i giornali a causa di un decreto che stabilisce l’obbligatorietà della pratica vaccinale. Tanta gente per nulla sfavorevole ai vaccini è comunque contraria all’obbligo, mentre nell’articolo non si esprimeva alcuna posizione sull’obbligo, nonostante fosse l’argomento du jour sui media.

    La risposta è: “No io non sono per obbligare… Viviamo in una realtà nella quale lo stato decide per noi… questo chiude ogni discorso.”

    Ci leggo che, dato che lo stato ha un ruolo dominante sulla scuola, tu sei a favore dell’obbligo.
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    Andrea B., 28 giugno 2017

    No io non sono per l’obbligo in linea di principio, ma stante “l’esistente” la scelta è tra due obblighi… il mio di mettere a rischio mio figlio immunodepresso perché obbligato a stare in classi dove non esiste immunità di gregge e il tuo di vaccinare tuo figlio per ottenere l’immunità di gregge… ora tra questi due obblighi inconciliabili e che al momento ci costringono a una scelta io sto con quello razionalmente, scientificamente e statisticamente più sensato dal mio punto di vista (e della comunità scientifica).
    Però non sono contrario al fatto che una scuola privata possa essere esentata da questo obbligo, permettendo al mercato di ovviare alla rigidità del sistema pubblico. Ovviamente se iscrivi tuo figlio a una scuola privata per me dovresti essere esentata dal pagamento della quota di tasse con cui si finanzia quella pubblica.
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    Maria M., 28 giugno 2017

    Penso sia utile ricapitolare il tema.
    Tu ha scritto un articolo che in sostanza difende la pratica vaccinale, al tempo stesso ribadendo il diritto di ognuno a curarsi come crede.
    Se lo stesso articolo fosse stato scritto in un momento diverso, l’impressione che ne avrei tratto sarebbe stata che tu sia favorevole ai vaccini ma contrario all’obbligo vaccinale. Però l’articolo è stato scritto in un contesto particolare, in cui di vaccini si parlava molto in relazione ad un decreto che stabilisce l’obbligo per 12 vaccini. Per questo motivo mi è sembrato che in qualche modo l’articolo potesse avallare il decreto sull’obbligo. Cioè, leggendo l’articolo, a me è rimasta questo dubbio: ma Andrea è a favore o contrario all’obbligo vaccinale?

    L’obbligo sancito dallo stato è senz’altro un tema a cui ogni libertario è sensibile, per questo sinceramente non ho potuto fare a meno di pormi quella domanda.
    Come ho già sottolineato, c’è molta gente favorevole ai vaccini, ma contraria all’obbligo, anche senza essere libertaria.

    Tu mi hai risposto, e ribadisci in questo commento, con una serie di distinguo. Mi sembra tu dica che è giusto l’obbligo per la scuola pubblica, ma ci dovrebbe essere la possibilità di andare alla scuola privata senza pagare quella pubblica.
    Il decreto, e la successiva legge in preparazione, senz’altro non fanno menzione di questa possibilità.

    Tu ribadisci di “non essere per l’obbligo in linea di principio”. Ma cosa vuol dire all’atto pratico? Che non sei favorevole all’obbligo ma in casi specifici saresti favorevole all’obbligo? Vuol dire che in questo caso l’obbligo ti sembra giustificato perché il rischio che comporta trovarsi in una scuola senza l’immunità di gregge per le specifiche malattie i cui vaccini sarebbero obbligatori, sarebbe indiscutibilmente troppo grande se non ci fosse tale obbligo?

    Allora provo a riformulare la domanda: la situazione è quelle specifica attuale, e la legge è quella, l’obbligo è quello che vi è contenuto, al più con modifiche non sostanziali. Se tu fossi un parlamentare chiamato al voto sull’approvazione di quella legge, voteresti sì, no, o ti asterresti?

    Queste sarebbe in sintesi la mia curiosità dopo aver letto l’articolo.

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    Andrea B., 29 giugno 2017

    Lo so che faccio distinguo “pratici”, e mi rendo conto che ad una impostazione tutta principi e ideologia questo possa risultare indigesto. Ma è per questo che non sono anarcocapitalista e se sono libertario è nel senso che sono un liberale anglosassone e non liberal… non certo che sono un “seguace” di qualche pensatore. La realtà purtroppo pretende distinguo. Esistono più cose in cielo e in terra di quante ne contenga la nostra filosofia per dirla con Shakespeare. Nessun Hoppe o Rothbard sarà mai in grado di fissare la realtà nella sua complessità in qualche principio filosofico.

    Perciò ti rispondo su due piani:

    1) Se comandassi io il diritto di scelta sarebbe garantito da una vasta applicazione del mercato alle cose della vita… certamente alla scuola.

    2) Comandando invece nella realtà delle cose dei pessimi seguaci di Marx e di Gramsci ci tocca il moloch pubblico… in questa (sgradevolissima) situazione, l’obbligo vaccinale, per quanto detestabile, è il male minore da un punto di vista dei rischi/benefici.

    Almeno per la mia impostazione scientifica e sanitaria.

    La scelta del timing è stata voluta solo per sfruttare l’attenzione generale a questi temi… volutamente non parlo dell’obbligo vaccinale nell’articolo, perché mi interessava parlare soprattutto del metodo scientifico. Tieni conto che si tratta di una “riduzione” di lezioni che tenevo anni fa alla cittadinanza… quindi ben prima del decreto sui “12” vaccini di questi giorni.
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    Maria M., 29 giugno 2017

    Ho letto quello che scrivi, però io ho posto proprio una domanda pratica che avrei creduto semplice.

    Lo so che si tratta di un’associazione culturale e mi è subito stato chiaro che nell’articolo non si parla del decreto volutamente. Tuttavia, quello che ho voluto sottolineare è che scrivere un articolo così in quel periodo e non accennare alla propria posizione sull’obbligo, in un’associazione di stampo libertario, mi è sembrato singolare. Anzi: non accennare all’obbligo per i vaccini ma inserendo frasi sulla libertà di cura, in un momento in cui non si faceva altro che parlare di obbligo.

    Siccome l’impressione che ne ho avuto, data la concomitanza di argomento e contesto, è che tu fossi favorevole all’obbligo (come ho scritto nel mio commento originale), te ne ho chiesto conferma: da quello che scrivi sembra che tu confermi (sì, l’obbligo nel reale contesto attuale e non nel contesto che non c’è), anche se tuttora non mi dici se, essendo per te l’obbligo “il male minore da un punto di vista dei rischi/benefici”, voteresti sì, no o astenuto alla legge che impone i 12 vaccini obbligatori.

    Secondo me, scrivendo in quella data e su quell’argomento, sarebbe stata una buona cosa, per non rischiare equivoci, specificare che si ritiene che nella realtà attuale l’obbligo può essere il male minore.

    Non ho inteso discutere di principi, ideologie e neanche di contenuti. Voglio dire, non discuto minimamente di quello che pensi. Se pensi: “sono contro l’obbligo in linea di principio” e “però nella realtà attuale l’obbligo può essere il male minore”, ok, prendo atto che pensi questo e non lo discuto, semplicemente dico che mi sarebbe sembrato il caso di specificarlo.

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    Andrea ha poi risposto che alla proposta di legge voterebbe no, perché “farebbe prevalere il principio”.

    Mi è sembrata una notizia talmente bella che la lascio come conclusione di tutto quanto.

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