26Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Marigold Hotel” di John Madden (2012)

di Roberto Bolzan

Bella l’India, una cartolina di cui innamorarsi: Shanti, amica mia, ti ho pensata: ma è proprio così? Boh, l’unica cosa è andare a vedere di persona.

Bene. L’unico uomo vero nel film è gay e quesa scelta ideologica (e scontata assai) autorizza la chiave di lettura che segue, una delle varie possibili di un filmetto non male. Il primo, perché il sequel, a dire tutta la verità, non abbiamo trovato la motivazione per vederlo.

Il cast, di tutto rispetto, è impiegato per narrare di inglesi che per qualche motivo sono in India ed alloggiano al Maigold hotel, che risulta meno lussuoso e affascinante del previsto, perché il suo manager Sonny aveva ritoccato le immagini dell’hotel nel sito web. Jean decide di restare in hotel, mentre il marito Douglas esplora i luoghi d’interesse della città. Graham, trovando che la zona è notevolmente cambiata da quando lui ci viveva da giovane, scompare ogni giorno in gite lunghe, non dicendo a nessuno dove si reca. Muriel, nonostante i suoi atteggiamenti razzisti, inizia ad apprezzare il suo medico indiano. Evelyn ottiene un lavoro di consulenza per il personale di un call center su come interagire con i vecchi clienti britannici prima di proporre i loro prodotti. Sonny si sforza di raccogliere fondi per ristrutturare l’hotel che ha molti debiti, e continua a frequentare la fidanzata Sunaina nonostante la disapprovazione di sua madre.

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19Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Django Unchained” di Quentin Tarantino (2012)

di Roberto Bolzan

che poi vorrebbe dire “Django scatenato”. Questo per essere precisi.

Andiamo volentieri a vedere i film di Tarantino. Il ragazzo ha sbuzzo e bona volontà, ci sa fare ed è furbo e sveglio, non è uno da sottovalutare.

Stavolta la storia si svolge nel far west degli anni ’50 del secolo XIX, dove Django è uno schiavo che incontra un cacciatore di taglie che lo libera e lo associa a sé nel suo lavoro. Dopo un po’ di gigioneggiamenti di riscaldamento, il dentista Christoph Waltz ferma il carrettino (con un gigantesco dente sul tettuccio) per raccontare allo schiavo Jamie Foxx l’amore tra Brunilde e Sigfrido.

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13Mar/17

Superman

di Danilo Perini
Proseguiamo il nostro tour di approfondimento delle trappole mentali in cui spesso cadono gli investitori, parlando della “sindrome del supereroe”.
Le persone tendono a sovrastimare le proprie capacità, rischiando non solo brutte figure, ma di commettere clamorosi errori di valutazione che possono portare a decisioni pericolose. In finanza, così come negli altri ambiti della vita.
Qualche interessante aneddoto storico, scientifico e statistico al riguardo lo troviamo in questo passaggio (pag. 43-45) del primo capitolo del libro “Io ci provo!” (M. Motterlini, P. Martini, A. Fedel, 2009, Azimut e Corriere della Sera).
<< Quando nel 1939 il ministro sovietico Molotov convocò a Mosca un rappresentante della Finlandia per imporre a quel paese alcune condizioni onerose, si presentò l’ambasciatore Paasikivi. Molotov domandò di quanti soldati disponesse il suo Paese. “Trecentomila” rispose Paasikivi. “E noi ne abbiamo tre milioni alle vostre frontiere”, replicò Molotov. Ostentando sicurezza, per nulla impressionato, l’ambasciatore finnico osservò: “Troppi per essere seppelliti tutti nel nostro territorio”.

Senza una dichiarazione di guerra l’aviazione sovietica iniziò a bombardare Helsinki nel novembre di quell’anno.

La resistenza finlandese sorprese l’opinione pubblica internazionale: l’impertinenza di Paasikivi non era completamente ingiustificata. Il suo Paese, ciò nonostante, dovette accettare le condizioni di pace dell’Unione Sovietica nel marzo del 1940.
L’impudenza, ovvero l’ostentata ingiustificata sicurezza di sé, rispetto a comportamenti, abilità e caratteristiche fisiche, è una delle trappole che ci espone con più facilità alla “figuraccia”, talvolta anche drammatica. Se ci venisse il malaugurato sospetto di essere immuni, basta domandarsi semplicemente come ce la caviamo alla guida della nostra auto. In confronto agli altri ci valutiamo più abili della media, nella media o sotto la media?

Una ricerca di questo genere è stata condotta in Svezia.

Risultato, il 90% dei guidatori considera se stesso migliore della media. Guarda un po’, la stessa percentuale di maschi che, in Italia, ritengono di avere un pene più lungo della media.
Ecco un buon esercizio (mentale) che permette di calcolare la tua vulnerabilità a questa trappola. Rispondi al meglio delle tue possibilità: quale sarà, nella città in cui risiedi, la temperatura media di domani? Cerca di stimare un valore superiore e uno inferiore, ciascuno dei quali ci si possa attendere che vi sia rispettivamente solo l’1% di probabilità che si verifichi. Per esempio, si potrebbe stimare che il prossimo fine settimana a Milano ci sia l’1% di probabilità che la temperatura sia inferiore a 15°, e che ci sia un altro 1% di probabilità che la temperatura sia superiore a 20°. Così facendo abbiamo definito un campo di valori (nel nostro esempio, da 15° a 20°) entro cui l’effettiva temperatura media di domani dovrebbe cadere con una probabilità del 98%. Ripetendo le previsioni ogni giorno per molti giorni (diciamo un anno), statisticamente dovremmo aspettarci di sbagliare solo nel 2% dei casi. Centinaia di esperimenti, tuttavia, mostrano che le cose non vanno proprio così.
Tipicamente siamo troppo sicuri di noi stessi e stabiliamo un campo di valori troppo ristretto. Capita, in questo modo, che la temperatura media effettiva cada al di fuori di questo ventaglio di valori che abbiamo fissato addirittura il 20-30% delle volte e non solo nel 2% dei casi.
E se facessimo il medesimo test – uomini della strada e super esperti – riguardo al valore degli indici di borsa, i tassi di interesse e il cambio euro/dollaro e così via, secondo te, che cosa dovremmo aspettarci?

Fai attenzione, perché, come hai appena potuto constatare i giudizi ben calibrati sono, in generale, l’eccezione e non la regola.

Spesso le previsioni non sono un indizio granché utile sul mondo che verrà, ma sono illuminanti circa l’impudenza di chi le fornisce.
A meno che, ovviamente, non siano previsioni riguardo al…passato. >>
Lo so, anche tu conosci parecchi “Superman”. E so anche che, più raramente (è ovvio!), lo puoi riconoscere quando passi davanti allo specchio… 😉
Fonte: “Io ci provo!” (M. Motterlini, P. Martini, A. Fedel, 2009, Azimut e Corriere della Sera)
12Mar/17

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Diabolik” di Mario Bava (1968)

di Roberto Bolzan

Ci fu un’epoca, nemmeno tanto lontana nel tempo, di grande libertà del linguaggio. Oggi abbiamo una enorme disponibilità di strumenti di comunicazione, queste parole vi raggiungono in pochi secondi e forse non sarete solo dieci lettori, ma quanto a libertà di espressione… Perché il confine principale della libertà (a parte il non danneggiare un altro, ma l’espressione delle idee mai e poi mai può risolversi in un danno ad un’altra persona) è quello che ci diamo noi stessi quando limitiamo l’immaginazione ponendoci le recinzioni del consentito.
Vediamo quindi volentieri i film degli anni ’60 e ’70, epoche dalle quali traiamo oltre a grande godimento, anche molte suggestioni per l’epoca presente.

Un amico ci suggerisce, tra risate compiaciute che poi chiariremo, un film che ci era sfuggito, del grande Mario Bava: Diabolik.

Il film è chiaramente un B-movie. Oggi i B-movie sono oggetto di culto, all’epoca si trattava di schifezze innominabili. Popolato di personaggi di valore, il cinema italiano produceva capolavori anche con gli scarti di lavorazione.

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