1 OTTOBRE 1853: SCOPERTA L’EPOPEA DI GUILGAMES

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Alcuni archeologi ritrovano tavolette in argilla su cui è vergata l’epopea di Guilgames, un ciclo epico di ambientazione sumerica, scritto in caratteri cuneiformi su tavolette d’argilla, che risale a circa 4500 anni fa tra il 2600 a.C. e il 2500 a.C. Esistono sei versioni conosciute di poemi che narrano le gesta di Gilgamesh, re sumero di Uruk, nipote di Enmerkar e figlio di Lugalbanda. Leggi tutto

30 settembre 1452: Johann Gutenberg stampa il primo libro (la Bibbia) con la tecnica della stampa a caratteri mobili.

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E’ una rivoluzione epocale, destinata a stravolgere per sempre il rapporto tra chi produce cultura e chi ne usufruisce.
La nuova tecnologia della stampa si diffuse con una velocità impressionante: nel 1500, la tipografia di Gutenberg si era diffusa già in 270 città. Leggi tutto

29 SETTEMBRE 1066: GUGLIELMO IL CONQUISTATORE INVADE L’INGHILTERRA

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Guglielmo I (nel dipinto), conosciuto anche come Guglielmo il Conquistatore (Falaise, 8 novembre 1028 – Rouen, 9 settembre 1087), fu il sesto signore della Normandia con il nome di Guglielmo II, il quarto ad ottenere formalmente il titolo di Duca di Normandia dal 1035 e fu anche re d’Inghilterra dal 1066 alla propria morte. Fu il primo re d’Inghilterra della dinastia dei Normanni e regnò dal 25 dicembre 1066 al 9 settembre 1087. Leggi tutto

28 SETTEMBRE 1958: NASCE LA QUINTA REPUBBLICA

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 Il 75% dei Francesi approva il nuovo testo costituzionale, proposto da Charles de Gaulle. Nasce la Quinta Repubblica francese. La Costituzione che verrà ufficialmente promulgata il 4 ottobre 1958, è in gran parte ispirata ai principi espressi dal generale de Gaulle in occasione del suo celebre discorso di Bayeux, il 16 giugno 1946: si tratta della responsabilità del governo di fronte al Parlamento, composto da due camere, in un sistema parlamentare rinforzato, e della responsabilità del presidente della Repubblica davanti al popolo. Leggi tutto

26 SETTEMBRE 1182: NASCE FRANCESCO DI ASSISI

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 Giovanni di Pietro Bernardone, noto al mondo come San Francesco d’Assisi fu diacono e fondatore dell’ordine che da lui poi prese il nome, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Il 4 ottobre ne viene celebrata la memoria liturgica in tutta la Chiesa cattolica. È stato proclamato, assieme a santa Caterina da Siena, patrono principale d’Italia. Conosciuto anche come “il poverello d’Assisi”, la sua tomba è meta di pellegrinaggio per decine di migliaia di devoti ogni anno. Leggi tutto

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Escobar (Escobar: Paradise Lost)” di Andrea Di Stefano (2014)

di Roberto Bolzanescobar

Torniamo da un viaggio di affari a Medellin e non vediamo l’ora di vedere il film appena uscito nelle sale. Non potevamo mancarlo anche se diffidiamo dei registi italiani, diffidiamo dei film francesi, dei film belgi e moderatamente di quelli spagnoli, diffidiamo dei premi del Festival di Toronto, di quelli del Festival del cinema di Roma e detestiamo i film distribuiti nelle sale italiane due anni dopo la prima uscita ufficiale nei circuiti che contano. Per non dire come siamo prevenuti nei confronti degli attori canadesi.
Ma a questi pessimi auspici non si poteva che rispondere coraggiosamente, andandolo a vedere, e ben ce ne incolse perché la pellicola è onesta e merita.

Giustamente il regista e sceneggiatore, attore di giovane successo alla sua prima prova dietro la macchina da presa, evita di incastrarsi nella storia del più ricco e grande criminale che la storia abbia conosciuto (al netto dei criminali politici, che fanno storia a sé). La storia di Pablo Emilio Escobar Gaviria avrebbe facilmente travalicato i limiti della storia che si voleva raccontare, rendendola ingestibile.  Leggi tutto

25 settembre 1996 – In Irlanda viene chiusa l’ultima delle Case Magdalene.

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 Il governo di Dublino mette così fine a una vergogna durata 150 anni. Le Case Magdalene erano istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane, o ritenute “immorali”, per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante. Leggi tutto

23 SETTEMBRE 1985: OMICIDIO SIANI

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La camorra uccide a Napoli il giornalista Giancarlo Siani che aveva denunciato dalle colonne de “Il Mattino” le attività delle cosche e i perversi intrecci tra criminalità organizzata e politica. Eccone una sintetica biografia che traiamo dal sito web www.giancarlosiani.it.
Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano. Fu ucciso a Napoli, la sera del 23 settembre 1985, sotto casa, nel quartiere residenziale del vomero: aveva compiuto 26 anni il 19 settembre, pochi giorni prima.

Appartenente ad una famiglia della borghesia medio-alta napoletana, Siani, aveva frequentato con ottimo profitto il liceo classico al “Giovanbattista Vico” dove, alla cultura classico-umanistica aveva affiancato quel fermento politico dei movimenti della sinistra studentesca, conosciuto come “i ragazzi del 77” dal quale si distacco’ per un passaggio attraverso i movimenti non violenti.
Si era iscritto all’Universita’ e, contemporaneamente, aveva iniziato a collaborare con alcuni periodici napoletani, mostrando sempre spiccato interesse per le problematiche sociali del disagio e dell’emarginazione, individuando in quella fascia il principale serbatoio della manovalanza della criminalita’ organizzata, “la camorra”.
Inizio’ ad analizzare prima il fenomeno sociale della criminalita’ per interessarsi dell’evoluzione delinquenziale delle diverse “famiglie camorristiche”, calandosi nello specifico dei singoli individui. Fu questo periodo che contrassegno’ il suo passaggio dapprima al periodico “osservatorio sulla camorra” rivista a carattere socio-informativo, diretta da Amato Lamberti e successivamente al quotidiano “Il Mattino”, come corrispondente da Torre Annunziata presso la sede distaccata di Castellammare di Stabia, Comune di oltre 90mila abitanti, distante una decina di chilometri da Torre Annunziata. E cosi Siani inizio’ a frequentare quella redazione, trattenendosi a scrivere lì i propri articoli: in pratica faceva vita di redazione, pur non potendo ufficialmente, essendo solo un corrispondente.
Ma era accettato, non soltanto perche’ si sapeva che di lì a qualche tempo il Direttore avrebbe firmato la lettera d’assunzione, ma perchè Giancarlo si faceva accettare per il suo modo di essere allegro, gioviale, sempre disponibile, sempre pronto ad avere una parola per chiunque, di conforto o di sprone, nella gioia come nella tristezza. Comunque le voci giravano: si sapeva che era soltanto questione di pochi mesi, un anno al massimo e Giancarlo sarebbe stato assunto. Fu in questo lasso di tempo che Siani scese molto in profondita’ nella realta’ torrese senza tralasciare alcun aspetto, compreso e forse soprattutto quello criminale, che anzi approfondì con inchieste sul contrabbando di sigarette e sull’espansione dell’impero economico del boss locale, Valentino Gionta.
Un’esperienza che lo fece diventare fulcro dei primi e temerari movimenti del fronte anticamorra che sorgevano. Promotore di iniziative, firmatario di manifesti d’ impegno civile e democratico, Siani era divenuto una realta’ a Torre Annunziata: scomodo per chi navigava nelle acque torbide del crimine organizzato, d’incoraggiamento per chi aveva una coscienza civile, ma non aveva il coraggio per urlare.
Lui, invece, urlava con i suoi articoli, urlava con umilta’, ma paradossalmente riusciva ad insinuarsi. Aveva capito che la camorra s’era infiltrata nella vita politica, della quale riusciva a regolare ritmi decisionali ed elezioni. La decisione di ammazzarlo fu presa all’indomani della pubblicazione di un suo articolo, su “Il Mattino” del 10 giugno 1985 relativo alle modalita’ con le quali i carabinieri erano riusciti ad arrestare Valentino Gionta, boss di Torre Annunziata (attualmente in carcere condannato all’ergastolo) Siani spiego’ che Gionta era diventato alleato del potente boss Lorenzo Nuvoletta (deceduto) , amico e referente in Campania della mafia vincente di Toto’ Riina.
Nuvoletta aveva un problema con un altro potente boss camorristico con il quale era giunto sul punto di far scoppiare una guerra senza quartiere. L’unico modo di uscirne era soddisfare la richiesta di costui e cioe’ eliminare Gionta. Nuvoletta che non voleva tradire l’onore di mafioso, facendo uccidere un alleato, lo fece arrestare, facendo arrivare da un suo affiliato una soffiata ai carabinieri. Siani venne a conoscenza di questo particolare da un suo amico capitano dei carabinieri e lo scrisse, provocando le ire dei camorristi di Torre Annunziata. Per non perdere la faccia con i suoi alleati di Torre Annunziata, Lorenzo Nuvoletta, con il beneplacito di Riina, decretò la morte di Siani.
L’ organizzazione del delitto richiese circa tre mesi, durante i quali Siani continuo’ con sempre maggior vigore la propria attivita’ giornalistica di denuncia delle malefatte dei camorristi e dei politici loro alleati, proprio nel momento in cui piovevano in Campania i miliardi per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 1980. Questo è l’articolo che ne decretò la morte:

otrebbe cambiare la geografia della camorra dopo l’arresto del super latitante Valentino Gionta. Già da tempo, negli ambienti della mala organizzata e nello stesso clan dei Valentini di Torre Annunziata si temeva che il boss venisse «scaricato», ucciso o arrestato.
Il boss della Nuova famiglia che era riuscito a creare un vero e proprio impero della camorra nell’area vesuviana, è stato trasferito al carcere di Poggioreale subito dopo la cattura a Marano l’altro pomeriggio. Verrà interrogato da più magistrati in relazione ai diversi ordini e mandati di cattura che ha accumulato in questi anni. I maggiori interrogativi dovranno essere chiariti, però, dal giudice Guglielmo Palmeri, che si sta occupando dei retroscena della strage di Sant’Alessandro.
Dopo il 26 agosto dell’anno scorso il boss di Torre Annunziata era diventato un personaggio scomodo. La sua cattura potrebbe essere il prezzo pagato dagli stessi Nuvoletta per mettere fine alla guerra con l’altro clan di «Nuova famiglia», i Bardellino. I carabinieri erano da tempo sulle tracce del super latitante che proprio nella zona di Marano, area d’influenza dei Nuvoletta, aveva creduto di trovare rifugio. Ma il boss di Torre Annunziata, negli ultimi anni, aveva voluto «strafare».
La sua ascesa tra il 1981 e il 1982: gli anni della lotta con la «Nuova camorra organizzata» di Raffaele Cutolo. L’11 settembre 1981 a Torre Annunziata vengono eliminati gli ultimi due capizona di Cutolo nell’area vesuviana, Salvatore Montella e Carlo Umberto Cirillo. Da boss indiscusso del contrabbando di sigarette (un affare di miliardi e con la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di gregari) Gionta riesce a conquistare il controllo del mercato ittico.
Con una cooperativa, la Do. Gi. pesca (figura la moglie Gemma Donnarumma), mette le mani su interessi di miliardi. È la prima pietra della vera e propria holding che riuscirà a ingrandire negli anni successivi. Come «ambulante ittico», con questa qualifica è iscritto alla Camera di Commercio dal ‘68, fa diversi viaggi in Sicilia dove stabilisce contatti con la mafia. Per chi può disporre di alcune navi per il contrabbando di sigarette (una viene sequestrata a giugno al largo della Grecia, un’altra nelle acque di Capri) non è difficile controllare anche il mercato della droga.
È proprio il traffico dell’eroina uno degli elementi di conflitto con gli altri clan in particolare con gli uomini di Bardellino che a Torre Annunziata avevano conquistato una fetta del mercato. I due ultimatum lanciati da Gionta (il secondo scadeva proprio il 26 agosto) sono alcuni dei motivi che hanno scatenato la strage. Ma il clan dei Valentini tenta di allargarsi anche in altre zone. Il 20 maggio a Torre Annunziata viene ucciso Leopoldo Del Gaudio, boss di Ponte Persica, controllava il mercato dei fiori di Pompei. A luglio Gionta acquista camion e attrezzature per rimettere in piedi anche il mercato della carne. Un settore controllato dal clan degli Alfieri di Boscoreale, legato a Bardellino.
Troppi elementi di contrasto con i rivali che decidono di coalizzarsi per stroncare definitivamente il boss di Torre Annunziata. E tra i 54 mandati di cattura emessi dal Tribunale di Napoli il 3 novembre dell’anno scorso ci sono anche i nomi di Carmine Alfieri e Antonio Bardellino. Con la strage l’attacco è decisivo e mirato a distruggere l’intero clan. Torre Annunziata diventa una zona che scotta. Gionta Valentino un personaggio scomodo anche per gli stessi alleati. Un’ipotesi sulla quale stanno indagando gli inquirenti e che potrebbe segnare una svolta anche nelle alleanze della «Nuova famiglia». Un accordo tra Bardellino e Nuvoletta avrebbe avuto come prezzo proprio l’eliminazione del boss di Torre Annunziata e una nuova distribuzione dei grossi interessi economici dell’area vesuviana. Con la cattura di Valentino Gionta salgono a ventotto i presunti camorristi del clan arrestati da carabinieri e polizia dopo la strage.
Ancora latitanti il fratello del boss, Ernesto Gionta, e il suocero, Pasquale Donnarumma.

22 SETTEMBRE 1943: ECCIDIO DI CEFALONIA

Salme di militari italiani sottoposti ad esecuzione sommaria il 22 settembre 1943 nella strage di Cefalonia, l'eccidio di militari italiani compiuto dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. La procura militare di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di un ex militare tedesco, 89enne, accusato dell'uccisione di "almeno 117 ufficiali italiani" sull'isola di Cefalonia, nel settembre '43. Si tratta di Alfred Stork, che avrebbe partecipato all'ultimo atto dell'eccidio: la fucilazione di ufficiali alla 'Casetta Rossa'.      ANSA   +++NO SALES - EDITORIAL USE ONLY+++

Al momento dell’armistizio dell’8 settembre 1943, le forze dell’ Asse occupavano ancora la Grecia, aggredita nel 1941. Le isole ioniche erano presidiate dalle truppe italiane della divisione Acqui, prive, peraltro, di qualsiasi copertura aerea, con una presenza germanica localmente meno consistente, ma che poteva usufruire dell’appoggio aereo dalle vicine basi greche. Subito dopo il proclama di Badoglio, il comando tedesco, così come avvenne negli altri scacchieri, rivolse agli ex alleati un ultimatum: consegnare le armi e arrendersi, a meno che non decidessero di proseguire la guerra a fianco del Reich, aderendo all’appello di Mussolini che Hitler era, frattanto, riuscito a liberare. Leggi tutto

21 SETTEMBRE 19 a.C: muore Virgilio

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Virgilio nacque il 15 ottobre del 70 a.C. vicino a Mantova. Il padre era un piccolo proprietario terriero arricchitosi tramite l’apicoltura, l’allevamento e l’artigianato, mentre la madre, di nome Magia Polla, era la figlia di un facoltoso mercante, Magio, al cui servizio aveva lavorato il padre del poeta. Virgilio frequenta la scuola di grammatica a Cremona, poi la scuola di filosofia a Napoli e infine la scuola di retorica a Roma. Leggi tutto

20 SETTEMBRE 1928: FLEMING SCOPRE LA PENICILLINA

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La penicillina segna una tappa fondamentale nella lotta contro le infezioni. A scoprirla è il ricercatore scozzese Alexander Fleming, notando per caso come alcune muffe riuscissero a impedire la proliferazione dei batteri. Una osservazione che gli valse il Nobel nel 1945, assieme ai colleghi Florey e Chain che avevano perfezionato e sperimentato il prodotto. Leggi tutto

17 SETTEMBRE 1796: Discorso d’addio di George Washington

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Washington fu comandante in capo dell’Esercito continentale durante tutta la guerra di indipendenza americana (1775–1783) ed è divenuto in seguito il primo Presidente degli Stati Uniti d’America (1789 – 1797). È considerato uno dei grandi padri fondatori della nazione ed il suo volto è ritratto sul Monte Rushmore, insieme a quello di Abramo Lincoln, Thomas Jefferson e Theodore Roosevelt. Ha anche ricoperto la carica di presidente nel 1787 della Convenzione per la Costituzione. Sulla sua figura e sul suo discorso di commiato dopo gli otto anni di presidenza vi proponiamo l’articolo di Giovanni De Notaris apparso nel giugno 2012 sul N. 54 –  (LXXXV) della rivista online Instoria. Leggi tutto

19 SETTEMBRE 1777: BATTAGLIA DI SARATOGA

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La battaglia di Saratoga nel settembre e ottobre 1777 fu la fase decisiva della cosiddetta campagna di Saratoga combattuta durante la Guerra d’indipendenza americana. Lo scontro terminò con una schiacciante vittoria delle truppe delle tredici colonie americane che costrinsero alla resa il corpo di spedizione anglo-tedesco del generale John Burgoyne.  Leggi tutto

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “Questa terra è la mia terra” di Hal Ashby (1976)

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Amiamo fra tutti Walt Whitman ed il canto della libertà. E nessuno l’ha cantata meglio di Woody Guthrie.

Il film è la vera storia di Woody Guthrie, cantante e suonatore di chitarra. Siamo nel 1936, l’America sta vivendo il momento drammatico della grande crisi. Unitosi ad altri disperati come lui, prima come clandestino sui treni merci, poi su sconquassati camioncini carichi di masserizie, raggiunge finalmente il Sud, dove trova un precario lavoro come raccoglitore di frutta. Si unisce a una squadra di disperati come lui. Lotta con loro per un migliore trattamento nel lavoro. Viene scoperto dal padrone di una radio; col suo talento potrebbe aver successo se si integrasse, ma preferisce sostenere con le sue canzoni le lotte dei lavoratori. Rinuncia a Mary e preferisce andarsene vagabondo per l’America, a cantare. Leggi tutto

15 SETTEMBRE 1830: INAUGURAZIONE DELLA FERROVIA LIVERPOOL-MANCHESTER

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La ferrovia Liverpool-Manchester è famosa per essere considerata la prima ferrovia al mondo a collegare due città. Essa fu pensata inizialmente per il solo trasporto delle merci dal porto di Liverpool (il più grande porto marittimo delle isole britanniche) a Manchester, e più in generale, all’intero comprensorio dell’Inghilterra Nord-Occidentale; tuttavia il suo successo fu talmente rapido che dopo solo un anno dalla sua apertura il volume del traffico passeggeri aveva superato quello del traffico merci. Leggi tutto

12 SETTEMBRE 1919: D’ANNUNZIO OCCUPA FIUME

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Gabriele d’Annunzio a capo di 2500 soldati irregolari occupa la città istriana di Fiume aprendo una crisi che si risolverà solo la notte di Natale del 1920 quando il governo Giolitti sloggerà a cannonate gli insorti. L’irresponsabile avventura di d’Annunzio e dei suoi mette bene in luce i limiti della classe politica italiana incapace di gestire la crisi post-bellica. L’avventura fiumana non solo contribuisce a isolare l’Italia dal punto di vista internazionale ma aggrava la crisi politica che sfocerà nel fascismo. Questo articolo pubblicato su www.ilpost.it il 16 marzo 2014 chiarisce bene antefatti e conseguenze della crisi fiumana. Leggi tutto

SCIACK! IL DITO NELL’OCCHIO AL CINEMA. “I cavalieri dalle lunge ombre” di Walter Hill (1980)

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Ci sono film perfetti del genere cerebrale, e li amiamo molto naturalmente, e c’è il western e nel western c’è stato il genio di Sam Peckinpah. Se si sa questo (e basta sapere questo) si possono vedere i film di Walter Hill e si può vedere il suo capolavoro.

Missouri, 1866. Finita la Guerra di secessione, Jesse James (James Keach), ex militare sudista che non accetta la sconfitta subita nella guerra di Secessione, si guadagna da vivere assaltando treni e rapinando banche a capo di una banda composta dal fratello Frank (Stacey Keach), dagli Younger (David, Robert e Keith Carradine) e dai Miller (Dennis e Randy Quaid). Leggi tutto

11 settembre 2001: Stati Uniti colpiti al cuore

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Il terrorismo islamico colpisce al cuore gli Stati Uniti e il mondo occidentale con una serie di attentati terroristici che causano 3000 morti in poche ore. La mattina dell’11 settembre 2001 diciannove terroristi suicidi affiliati all’organizzazione terroristica di matrice fondamentalista islamica al-Qāʿida dirottarono quattro voli civili commerciali. Leggi tutto

Lo Zen della Libertà

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Vi proponiamo la traduzione di un articolo apparso in un blog (l’originale lo trovate qua https://libertarianzen.blogspot.it/2013/01/the-zen-of-liberty.html?showComment=1463903084284#c7707409773694884479).

L’articolo mette in evidenza alcune affinità fra lo Zen ed il libertarismo, affinità che speriamo poter indagare più a fondo con la collaborazione dell’Abate e dei monaci del monastero Zen Fudenji (vicino a Fidenza). In particolare, la relazione fra la cultura Zen che stimola la libertà interiore, vista come la capacità di “guardare dentro l’abisso”, ed il livello di protezione che gli individui richiedono allo stato sembra essere un tema estremamente interessante.

Buona lettura.

 

 Lo Zen della Libertà (di Ted)

Il libertarismo è una filosofia politica che afferma che gli individui liberi, lasciati a sè stessi, creeranno il maggior benessere per l’intera società semplicemente perseguendo i propri interessi individuali, sempre che non violino i principi di non aggressione verso gli altri individui e che rispettino il diritto di proprietà.  I libertari credono che i mercati nascano spontaneamente là dove l’ingresso al mercato sia consentito a chiunque lo desideri, e che le transazioni di beni e servizi all’interno dei mercati portino a benefici per chi compra e per chi vende. I libertari credono anche che questo processo sia naturale e che proprio questo processo, nel mercato delle idee,  ci abbia portato elementi essenziali del nostro vivere comune come, ad esempio, il linguaggio.

Il buddhismo Zen è l’antica forma del buddhismo Mahayana praticata in Cina e Giappone. Deriva dal Buddhismo Theravada e risale a Siddhartha Gautama, che secondo la tradizione arrivò alla piena illuminazione e divenne il Buddha storico. Detto in parole povere, la filosofia del Buddhismo è che la causa della sofferenza dell’uomo sia l’ignoranza  ed il desiderare ciò che non si può avere. I buddhisti credono in quattro nobili verità: che la sofferenza esiste (in sanscrito si denota con Duhkha, che può essere meglio definita come dolore, frustrazione o malattia cronica), che esiste una causa di essa (in sanscrito Trishna, cioè sete, o desiderio), che ha una cura (l’Illuminazione, o Nirvana) e che per raggiungere questa cura si debba seguire il sentiero ottuplice.

Il sentiero ottuplice è un codice di condotta che comprende la retta comprensione, la retta motivazione, la retta parola, la retta azione, la retta vita, il retto sforzo, la retta consapevolezza, la retta concentrazione. Chi segue questo sentiero creerà un buon Karma per sè stesso e per chi lo circonda. Il Karma non è un’aurora mistica che circonda la tua testa quando fai qualcosa di buono o di sbagliato. Il Karma è il prodotto delle nostre azioni, secondo una regola di causa ed effetto. Se suoni il clacson, la macchina davanti a tesi si accorgerà che il semaforo è verde ed inizierà a muoversi. Può darsi che questo ti permetta di non arrivare in ritardo al lavoro una volta di troppo, oppure no. Ferire gli altri, mentire, rubare o uccidere può avere conseguenze metafisiche, anche se non è certo. E’ invece certo che tutto ciò avrà conseguenze fisiche. Mentire agli altri porterà stress nella tua vita e ti darà probabilmente una pessima reputazione. Rubare può essere remunerativo per un po’, ma il ladro rischia di essere ferito od ucciso quando si appropria di qualcosa con la forza e, comunque, avrà sempre paura degli altri. Inoltre, il sentimento naturale di compassione per gli altri gli causerà stress ed ansia. Uccidere ha conseguenze identiche. E’ quindi evidente che condurre una vita pacifica ed onesta porterà ad un maggior benessere che condurre una vita violenta e disonesta.

Il Buddhismo Theravada e quello Mahayana (che include lo Zen) si dividono sui percorsi da seguire per arrivare all’Illuminazione. Per il Buddhista Theravada, un praticante ordinario difficilmente conseguirà l’illuminazione in questa vita; dovrà praticare per molte vite. Per il Buddhista Mahayana l’illuminazione è possibile, perché è già stata realizzata, ma la nostra ignoranza e la nostra tendenza a vederci separati dal mondo che ci circonda ci sono di ostacolo. Per il Buddhista Mahayana, l’Illuminazione è rimuovere le illusioni e realizzare che ciò che rimane è il nostro vero Io.

Così lo Zen prese piede, non in opposizione alle precedenti forme di Buddhismo, ma piuttosto come lo sviluppo e la maturazione delle idee del Buddhismo Theravada, portandole alle loro naturali conclusioni attraverso l’opera di chi era riuscito a raggiungere l’Illuminazione come Siddharta Gautama  (analogamente, il porre limiti all’azione del governo basandosi sul mercato ed il libero scambio porta naturalmente una persona a sposare le filosofie note come miniarchismo e anarco-capitalismo).

Oggi lo Zen si manifesta al grande pubblico attraverso i pesanti tratti calligrafici tipici delle arti orientali, le cerimonie del the ed i famosi koan come, ad esempio, “Qual è il suono di una sola mano che applaude?” Tutte le arti Zen derivano dall’apprezzare l’essenza delle cose. Libri come “Lo Zen ed il tiro con l’arco” (Eugen Herrigel, Adelphi) ci mostrano la relazione fra pensiero ed azione. Lo Zen è una filosofia di azione, di realtà, che analizza la relazione fra noi e l’Universo che ci circonda.  Lo Zen ha origine dall’intuizione che tutto ciò che esiste è completamente al di fuori della nostra nostra comprensione intellettuale e che esiste in uno stato mutevole, interdipendente di “talià” (Tathata). Le “cose” che appaiono, che noi classifichiamo come separate ed indipendenti non hanno, infatti, un’essenza propria oltre a quella che noi attribuiamo loro.

Consideriamo, ad esempio, una sedia. Supponiamo che sia di legno. Per noi, la sedia ha una forma specifica ed esiste separatamente da cose come tavoli ed alberi. Ma questa essenza di “sedietà” che noi percepiamo esiste solo dentro di noi.  Ciò che abbiamo è un oggetto, fatto da qualcuno, da qualche parte del mondo, che noi riconosciamo come sedia. Questo oggetto ha gambe, un posto su cui sedersi, quindi è una sedia (ed anche il Buddhismo Zen è d’accordo su questo punto, per scopi pratici). Ma cosa succede se la spostiamo? E’ ancora una sedia? Se le seghiamo due gambe? E se fosse piccola, come quella della Barbie, perderebbe la sua “sedietà” o sarebbe solo il modello di una sedia con la sua “modello-di-sedietà”?

Che accade se ci sediamo sul tavolo? Il tavolo diventa una sedia? Beh, per ogni intento e scopo, sì, se ti siedi su una tavolo, il tavolo diviene una sedia. Ma il tavolo non è cambiato, ciò che è cambiato è la tua mente. Cosa possiamo dire di una sedia che sia immutabile? Se la sedia è fatta di legno, cosa che possiamo verificare con certezza, possiamo dire che la sedia è stata realizzata con pezzi di legno, tagliati, sabbiati ed assemblati con viti per costruirla. Ma da dove viene il legno? Facciamo l’ipotesi che il legno sia di una quercia del Maine, tagliata per fare mobili. Va bene, ma cos’è il legno? E’ il materiale che costituisce l’albero. Gli alberi sono grandi piante usate per fare sedie. La quercia nasce dalla ghianda, che a sua volta è nata da un’altra quercia. La ghianda necessita acqua, aria, terra e luce solare per germogliare verso il cielo. Dunque la quercia, e gli alberi in generale, non possono esistere come entità isolate. Essi richiedono l’esistenza di acqua, aria, terra, insetti, uccelli e, in tanti casi, anche di chi li userà per fare sedie. In questo modo, ogni cosa dipende da ogni altra cosa nell’Universo e nulla è permanente. Esattamente come la sedia, anche le nostre identità hanno una natura elusiva.  Però, indipendentemente da come esiste nella nostra mente, la sedia è lì, sotto di te. Lo Zen cerca esattamente di confutare la visione psicologica di un mondo isolato e frammentato, fatto di entità separate fra loro.

L’obiettivo del Buddhismo Zen è di capire la vera natura di noi stessi e, facendo questo, dello stesso Universo.

Così, finalmente, sono arrivato al punto cruciale della mia discussione, cioè che il Libertarismo e lo Zen hanno tantissimo in comune.

Nel suo articolo “Io, la matita”, l’economista Leonard E. Read afferma che nessuno sulla Terra sa come fare una matita. In principio questo può sembrare assurdo, ma approfondendo la questione ci si rende conto che l’affermazione è corretta. Infatti, per fare una matita partendo da zero è necessario tagliare il legno. Ma per tagliare il legno serve una sega, per fare la quale è necessario estrarre ferro e trasformarlo in acciaio. La grafite dovrà essere estratta da qualche altra parte e la gomma per cancellare dovrà essere prodotta attraverso un altro procedimento, completamente diverso dai precedenti. Se qualcuno volesse farsi una matita da sè, il costo finale potrebbe essere di qualche milione di Euro e potrebbe impiegare anni per costruirla. Infatti, le matite non sono fatte in questo modo. Esse sono prodotte dalla cooperazione di milioni di individui, ognuno dei quali lavora per migliorare le proprie condizioni di vita; ognuno collabora volontariamente, in assenza di coercizione e facendo affari con gli altri e tutti pensano che gli affari portati a termine siano di beneficio per entrambe le parti. Così, noi siamo oggi in grado di comprare una scatola di matite per pochi Euro, senza prestare molta attenzione a quanto sia complesso realizzare ciascuna matita. E la matita è probabilmente uno degli oggetti più semplici che utilizziamo oggi. Le persone che concorrono a creare la matita spesso non sono a conoscenza l’uno dell’altro. Essi provengono da storie diverse, diverse classi sociali ed economiche, abitudini e religioni, spesso parlano lingue diverse. Nonostante ciò, possiamo comprare le matite a bassissimo prezzo. Secondo Read, le persone in questo processo sono guidate da una “mano invisibile”. L’esistenza della nostra società ed il miglioramento delle condizioni di vita di tutti non è a scapito degli interessi personali delle persone ma, al contrario, è un prodotto necessario di questi interessi.

Lo Zen ci insegna che siamo una parte inseparabile dell’Universo in cui viviamo, che è perfetto e completo. Sono le nostre illusioni e la nostra ignoranza che non ci permettono di vederlo come tale. Il Libertarismo ci insegna che la società funziona al meglio quando gli individui sono liberi di decidere, vincolati solo dal vincolo della non aggressione. La discordia nasce quando cerchiamo di interferire, tentando di riparare cose che non sono necessariamente rotte.

Le persone sensibili possono sentire che il mondo soffre di “ingiustizia sociale”, che dovrebbe essere eliminata dallo Stato. Così votano perchè siano approvate leggi che tassano il benessere per sussidiare il povero, o che innalzano il salario minimo nel tentativo di migliorare le condizioni di vita delle persone all’ultimo gradino della scala sociale. In realtà queste leggi arrecano danno al povero, perché un salario minimo troppo elevato semplicemente non permetterà ai datori di lavoro di assumere personale scarsamente qualificato. Il risultato è che il povero non potrà lavorare perché le aziende dovrebbero coprire con le proprie perdite la differenza fra la sua produttività ed il salario minimo. Così, invece di alleviare il problema, queste leggi finiscono per complicare la vita sia del povero che del ricco.

Nello stesso modo, chi pratica Zen potrebbe cercare di alleviare le proprie sofferenze tentando li liberarsi dal desiderio. Il problema è che ogni tentativo di liberarsi del desiderio sarebbe un atto dettato dal desiderio. Così, si cercherebbe di eliminare un problema creandone un altro, o addirittura rinforzando il problema di cui ci si vuole liberare. In modo simile, durante la meditazione il praticante potrebbe cercare di fermare il flusso del pensiero, ritornando però a pensare a come non pensare, in un incessante via vai. E’ una situazione difficile, che illustra come il fraintendimento del mondo e di noi stessi ci possa portare a fare cose che, anzichè risolvere problemi, li peggiorino o ne creino di nuovi (se ti interessa, la risposta è non cercare di non pensare, ma concentrarti su ciò che stai facendo, cioè la respirazione e la postura, nel movimento, nell’azione.  La risposta del Libertarismo è analoga, lascia che le persone vivano come ritengono sia più idoneo per loro stessi. Ciò che più importa è quanto bene puoi vivere la tua vita. Se i diritti degli individui sono il fondamento della società, allora ognuno avrà la maggior probabilità di vivere la vita che desidera vivere).

Sia il Libertarismo che lo Zen hanno al proprio centro il rispetto per l’ordine naturale delle cose. Gli individui agiscono perseguendo i propri interessi, ma non a spese degli altri. Chi non rispetta questo principio sarà considerato in errore. Indipendentemente dalla nostra cultura, siamo esseri compassionevoli,  sappiamo che far del bene agli altri ci porterà del bene. Siamo molto intelligenti e, collettivamente, abbiamo una conoscenza sconfinata, così ampia che, per quanto ci sforziamo, non riusciremo mai ad assimilarla integralmente. La grande rivelazione del Libertarismo è che, facendo del bene a noi stessi, finiamo col migliorare le condizioni degli altri.

E’ il più grande errore del periodo storico  in cui stiamo vivendo pensare che la maggioranza dei votanti abbia il diritto di usare la forza per sequestrare la proprietà privata di una persona per trasferirla ad un’altra. E’ un errore perché la redistribuzione si basa sull’uso della forza. Se la forza non fosse usata e le stesse transazioni fossero fatte spontaneamente, gli effetti sarebbero molto meno devastanti, al contrario, essi sarebbero fonte di miglioramenti sociali. Quello che oggi è furto e dipendenza dallo stato, sia da parte dell’agricoltore benestante  che viene sussidiato per produrre biometano, sia per la madre single  che sopravvive grazie a buoni in denaro per comprare cibo ed edilizia pubblica, si trasformerebbe in una naturale allocazione di risorse da parte del mercato che premierebbe i settori più produttivi della società e si prenderebbe cura, attraverso opere di carità, di chi ha veramente bisogno. Dove c’è domanda ci sarebbe offerta e dove le persone competono per aggiudicarsi le richieste del mercato i beni e servizi diventano meno cari (quindi accessibili a più persone) ed innovativi.

I grandi progressi della storia umana, dal linguaggio, all’elettricità, dall’automobile all’aereo per finire a  internet od a qualunque altra cosa Dio voglia sono stati donati all’umanità da uomini con grandi risorse ed ingegno, capaci di prendere ciò che già esisteva ed innovarlo, combinandolo con altre innovazioni, per creare qualcosa di nuovo, il tutto per realizzare il proprio interesse personale. Questa è la natura, l’essenza degli esseri umani. I tentativi di punire le persone di successo per sostenere chi non è capace sono irrealistici e fanno più danno che bene. Chiaramente, la natura è un instancabile ed intelligente avversario ed ogni tentativo di andare contro di essa finirà in modo disastroso.

Zen e Libertarismo sono entrambi centrati sull’individuo e sulle sue relazioni con il mondo che lo circonda. La tua individualità, il tuo corpo, la tua mente ed il tuo spirito sono proprietà di cui non potrai mai liberarti, ma che nemmeno potranno mai avere un’esistenza indipendente dal mondo che ti circonda. Sia nello Zen che nel Libertarismo c’è libertà e responsabilità. Forzare gli altri a fare la cosa “giusta” non funziona, perché la virtù e propria delle persone a cui è permesso agire secondo il proprio libero arbitrio.